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Struffoli

Categoria :

Prodotto da forno.

Espressioni dialettali:

Strufoli, Cicerchiata.

Ingredienti:

500 gr di farina da dolci, 4 arance, 4 tuorli d'uovo, 50 gr di olio, un cucchiaio di sale, un cucchiaio di zucchero. Per condire: 500 gr di miele, 100 gr di zucchero, un po' d'acqua, la scorza grattugiata di un'arancia, un limone e due mandarini.

Peculiarita':

Palline di pasta lievitata fritte ed insaporite con il miele.

Zona/e di produzione:

Tutta la Regione.

Metodologie:

Si dispone su un tavolo la farina a fontana, si uniscono gli altri ingredienti, aggiungendo le uova una alla volta e si lavora molto bene l'impasto fino a quando risultera' liscio e morbido. Si formano poi tanti piccoli bastoncini che si tagliano a pezzetti piuttosto piccoli (non piu' grandi di un centimetro) e si mettono a friggere, pochi alla volta, in olio bollente. Appena sono ben dorati, si levano dal fuoco e si poggiano a scolare su una carta assorbente. Intanto si versa il miele in una pentola (in passato era di rigore usare il Paiolo di rame), insieme con lo zucchero e qualche cucchiaiata di acqua. Si porta ad ebollizione, fino a quando il composto non perde la schiuma e assume un bell'aspetto dorato. In ultimo vi si versano gli struffoli assieme alle scorze degli agrumi ed ai canditi tagliati a pezzi e si mescolano con molta delicatezza per meglio amalgamare il condimento. Si versa il dolce su un piatto di portata, aggiustandolo con le mani per fargli prendere una bella forma a cupoletta o a ciambella e si decora con confettini colorati.

Testimonianze:

E' un dolce molto antico, giunto in Campania con i primi colonizzatori greci che erano soliti preparare semplici palline impastando acqua e farina e le condivano poi con il miele, erano gli "Stroggulus" (rotondo). Il nome e l'usanza passo' ai Romani antichi che preparavano i "Struatores" (bastoncelli fritti, ricoperti di mosto cotto, ancora oggi, in alcuni paesi del Sud, in Puglia e Calabria gli struffoli conservano questa forma a bastoncino, un po' incavato). Qualcuno, poi, li avra' preparati piu' piccoli e piu' tondi, piccole palline dorate che sembravano ceci: questa e' probabilmente la spiegazione dell'altro nome, cicerchiata, usato in molte regioni, una derivazione da "cicercula" = piccola cicerchia. Il termine struffoli deriva dal longobardo "straufinon" (strappare). Questo nome compare, per la prima volta, nel ricettario del 1560 del Romoli, detto il Panunto. Nei secoli, gli struffoli hanno conservato, pressoche' immutata, la composizione e l'uso; sono il piu' semplice e "domestico" dolce natalizio, preparato in casa e consumato insieme a parenti ed amici. La ricetta si e' arricchita nel corso dei secoli del profumo dell'arancio e dei canditi. Nel secolo scorso, Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvincino, consigliava di aggiungere all'"ottimo miele bianco" anche la sottilissima corteccia di dieci "portogalli" (arance) e mandorle tritate e suggeriva anche effetti di raffinata policromia, alternando il condimento di miele, con quello della "cioccolata polverizzata" o uno sciroppo di zucchero colorato giallo, per ottenere "quei colori e quei sensi che piu' piaceranno".

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