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Zeppole

Categoria :

Prodotto da pasticceria

Ingredienti:

300 gr di farina, 300 gr di acqua, 300 gr di burro, 7 uova intere, un pizzico di sale.

Peculiarita':

Frittelle dolci dorate di varie dimensioni con ripieno di crema o amarena.

Zona/e di produzione:

Tutta la Regione.

Metodologie:

Si fa bollire l'acqua e vi si scioglie il burro insieme al sale, poi, sempre tenendo il tegame sul fuoco vi si versa, in un sol colpo, tutta la farina, continuando a mescolare bene, in modo che non si formino grumi fino a quando l'impasto e' ben asciutto. Quando la pasta e' liscia e si distacca dal fondo della pentola e' pronta. La si versa allora in una grande ciotola e vi si incorporano le uova, una alla volta, facendo bene attenzione a non aggiungere il secondo se il primo non e' stato completamente amalgamato. Si lascia riposare un po' la pasta, poi si mette il composto in una siringa e si formano tante ciambelline. Si friggono in olio caldo. Gli specialisti consigliano di usare due padelle: si mettono nella prima, con olio a fuoco piuttosto basso, per farle gonfiare bene, si passano poi nella seconda, con olio bollente, per farle dorare.

Testimonianze:

Nel suo libro magistrale, "L'alimentation et la cuisine a' Rome" (Parigi, 1981), Jacques Andre' ci informa che il termine "zippula" e' di origine oscura ma che si impiegava gia' nelle "vitae patrum", le vite dei Padri della Chiesa. L'usanza di mangiare queste frittelle va forse fatta risalire al 496 a.C., quando i nostri progenitori romani cominciarono a celebrare, il 17 di marzo, i "Liberalia" in onore del "Liber Pater", il Dioniso italico, presto ribattezzato Bacco e nominato Dio del vino e del delirio mistico. Durante queste allegre festivita' pagane, tutta la popolazione si riversava sulle strade, mentre le sacerdotesse, col capo cinto di corone di Edera offrivano al Dio ed ai passanti un "foculus", ciambella dolce molto simile alla nostra zeppola. Il nome, invece, e' parecchio posteriore e deriva dal latino tardo "zippulae". Per molto tempo, a partire dai secoli bui del Medioevo e dal Rinascimento erano fatte di farina di ceci e di miele, con l'aggiunta di un po' di uvetta, per festeggiare il Carnevale. Verso la fine del Settecento, il famoso pasticcere napoletano Pintauro ebbe l'idea di preparare queste delicate frittelle per festeggiare il San Giuseppe, senza alcuna farcitura ma usando una pasta molto ricca e poggiandovi al centro un'amarena. Le chiamo' "tortanetti di pasta bigne'" ed ebbe un gran successo. Poi, alla fine dell'Ottocento, presero il nime attuale,.

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