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Tartufo nero di Bagnoli Irpino

Categoria :

Ortofrutticolo

Ingredienti:

Tartufo nero.

Peculiarita':

Tartufo nero appaertenente alla famiglia degli Ascomiceti, dalla polpa color nero cioccolato o violetta con venature bianche ramificate. Presenta forma globosa, reniforme, sferica con corteccia ruvida; puo' raggiungere le dimensioni di un'arancia. Aroma intenso e pungente.

Zona/e di produzione:

Zone di Bagnoli Irpino, Apeta, Sazzano, Valle dell'Acero, Valle Boba, Cervarulo e Cerviato.

Metodologie:

Il Tuber Mesentericum stabilisce rapporti simbiotici principalmente con il faggio e il pino nero perche' il carpino e l'ontano sono biologicamente inadatti alla simbiosi e la quercia cresce in ambienti poco adatti alle esigenze del tartufo irpino. I boschi dell'Irpinia ospitano in prevalenza faggete la cui spettacolarita' e' ben nota essendo tra le migliori del paese. Concorrono a questo primato la quota, le precipitazioni, il tasso di umidita', i substrati pedologici e lo spessore della lettiera.

Se il clima e' propizio si possono raccogliere anche 30 quintali di tartufo.

Testimonianze:

Il tartufo nero ha legato il suo nome a quello di Bagnoli Irpino perche' fu proprio intorno ai boschi che lo circondano che e' cominciata, piu' di cento anni fa, la sua raccolta. Si narra infatti che fu negli anni successivi all'unita' d'Italia che compaiono i primi cercatori di tartufi: il primo fu un certo "Zi Angelo il tartufaio", un brigante inviato a Bagnoli in soggiorno obbligato. Fu lui, sembra, che insegno' ai locali come addestrare i cani e soprattutto dove cercare i tartufi. Folco Bruni, che ha scritto per l'editore Hoepli, un delizioso trattato su "Tartufi e Funghi", pubblicato a Milano nel 1891, riporta che sul mercato di Roma e Napoli confluivano oltre 1000 chili di tartufi (venduti a 9 lire al chilo) i cui centri produttivi erano Teramo, l'Aquila, Campobasso, Avellino e Cosenza. Che il tartufo di Bagnoli si affermo' quale piatto edonistico e di prestigio lo dimostra il menu' del pranzo, che le autorita' offrirono per inaugurare, nel 1882, il rifugio di Santa Nesta, vicino Laceno, dove il tartufo figura come antipasto.

Commenti:

Viene utilizzato per antipasti, primi piatti, per salse, in insalata con il formaggio caprino locale. Il Tuber Mesentericum trova un suo originale uso nell'aromatizzazione dei salumi tedeschi.

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