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Migliaccio

Categoria :

Prodotto da forno

Ingredienti:

300 gr di farina, 300 gr di sangue di maiale, 100 gr di mandorle dolci, 100 gr di cioccolato fondente, 50 gr di frutta candita, 200 gr di sapa oppure di miele,50 gr di burro, un litro di latte, pangrattato, limone, uovo, sale, olio di oliva e noce moscata.

Peculiarita':

E' una elaborata pizza dolce, fatta con una semplice pasta e un elaborato ripieno. Oggi va diffondendosi una variante che utilizza la piu' morbida e ricca pasta frolla, preparata con burro ed uova, invece della piu' povera "pasta matta". In Romagna, il migliaccio e' caratterizzato da un ricco ripieno, avvolta in una sfoglia sottile, fatta intridendo la farina con acqua e detta "pasta matta" perche' si presta a far da base a moltissimi tipi di ripieno. Numerose sono le varianti di questo dolce che e' molto diffuso su tutto il territorio nazionale ma che, praticamente in ogni regione, e' preparato con una diversa ricetta. Qualche affinita' con la "Suzzula cu lu sangiulu", preparata in alcune localita' della Basilicata, in occasione della Pasqua.

Zona/e di produzione:

Tutta la Regione.

Metodologie:

Si pelano le mandorle, si mettono a tostare leggermente nel forno tiepido, poi si macinano e si uniscono alla frutta candita ammorbidita nel latte tiepido e tagliata a pezzetti ed all'uva passita, messa a rinvenire nell'acqua o nel rum. Si mette il latte al fuoco, con lo zucchero, la buccia del limone ed il cioccolato. Quando comincia a bollire, si ritira dal fuoco e, mescolando in continuazione, si fa addensare. Intanto i tira una sfoglia molto sottile e ci si fodera una teglia, vi si versa sopra il composto, ormai tiepido, e si copre il tutto con una seconda sfoglia di pasta. Si mette a cuocere in forno, a calore basso per circa un'ora e mezzo. Si serve freddo.

E' sempre piu' rara la produzione casalinga. Oggi il migliaccio si acquista pronto in pasticceria o nei panifici, ove e' reperibile per alcuni mesi all'anno.

Testimonianze:

Cenni alla preparazione del migliaccio sono riportati persino nel manuale di cucina dell'Artusi quando racconta il rito di uccisione del maiale, che per le famiglie romagnole benestanti era svolto a casa. Era un'occasione di festa per amici e parenti perche' "ad uno per esempio si mandavano tre o quattro braciole della lombata, ad un altro un'ala di fegato, ad un terzo un buon piatto di migliaccio".

Commenti:

La storia di questa preparazione e', per dirla con la Artusi, legata al rito delle "nozze del maiale", il momento dell'uccisione del maiale, di cui deve andare perduto. La parola migliaccio, utilizzata sia in Emilia Romagna che in Toscana, viene dal latino volgare "miliacum", in latino "milium" ossia miglio, forse anche perche' questo dolce riprende un piatto antico che si faceva, oltre che con il sangue del maiale, anche con pasta di farina di miglio. I romani amavano il sangue del maiale ("sanguiculus"), e questa tradizione si e' poi mantenuta in Italia, dove l'antica ricetta si e' arricchita di molti altri ingredienti.

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