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Piada

Categoria :

Prodotto da forno

Ingredienti:

Farina di grano tenero, acqua, sale, olio o strutto (questi ultimi, facoltativi).

Zona/e di produzione:

Area romagnola e alto- pesarese confinante con la provincia di Forlì.

Metodologie:

Lavora o si spiana con il mattarello fino ad ottenere un disco rotondo del diametro del testo di terracotta. Alcune versioni prevedono l'aggiunta nell'impasto di un goccio d'olio e un po' di strutto. Nel periodo dell'uccisione del maiale, viene fatta anche con i ciccioli. La piada, dopo un breve riposo, viene cotta sul testo di terracotta appoggiato sui carboni ardenti o sulla fiamma del gas. Durante la cottura va punzecchiata con la forchetta per evitare gonfiori. Cuoce per pochi minuti e in modo imperfetto; ma e' dal contrasto tra il ben cotto e il poco cotto che nasce il gusto gradevole della piadina.

La Romagna ha una cucina caratterizzata da piatti meno elaborati, piu' semplici, della ricca Emilia. Segno evidente di un mondo rurale piu' povero di quello padano. Tra questi piatti poco elaborati, la piada o piadina, e' comune in tutta la regione. Essa divide dalla civilta' emiliana del burro e dello strutto dominata dai Longobardi con le loro vacche, i loro suini e le loro padelle di ferro la civilta' della pastorizia di latina memoria ancora sottomessa, nell'Alto Medioevo, al potere bizantino. Catone, nel Liber de agricultura, indica come prepararla sotto il nome di panis depsticius : "La piada ha da farsi così: lavati bene le mani e il mortaio; metti nel mortaio farina, aggiungi poco a poco acqua e impasta ad arte; quando avrai impastato a dovere fai le forme e cuoci nel testo". Con gli anni si aggiunsero altri ingredienti come un pizzico di bicarbonato o il latte al posto dell'acqua o il siero se si faceva il formaggio. Fino a qualche decennio fa la piada era elemento basilare dell'alimentazione popolare. Facile da preparare e ancor piu' facile da cuocere, in qualsiasi momento. La piada e' stata definita da Vittorio Emiliani come "l'emblema delle preparazioni casalinghe-frumentarie romagnole". E' anche il titolo di una rivista di studi del folclore romagnolo. Col nome di "piadott" si identifica, invece, la piada fatta con farina di mais.

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