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Carciofo romanesco di Sezze

Categoria :

Vegetale trasformato

Ingredienti:

Romanesco (prevalente) e Castellammare. Le due varieta' si sono praticamente ibridate fra loro, dando origine ad un tipo locale che oggi si cerca di propagare in vitro.

Peculiarita':

Colore: verde-violetto

Forma: tozza, tendente allo sferico, privo di spine

Altro: sapore gradevole, dolce, consistenza delle foglie interne e del cuore molto morbida

Zona/e di produzione:

Latina.

Principali Comuni interessati: Pontinia, Priverno, Sermoneta, Sezze.

Metodologie:

Le carciofaie della zona hanno una durata media di 2-3 anni. L'impianto inizia nel mese di agosto con le lavorazioni tradizionali del terreno (aratura, fresatura, quasi assenti le fertilizzazioni con letame o con concimi chimici). L'impianto viene eseguito a mano usando come materiali di propagazione l'ovolo o porzioni di ceppi asportati dalle carciofaie degli anni precedenti. Non viene praticata alcuna disinfezione del materiale di propagazione, per questo la percentuale di attecchimento risulta spesso bassa (40-50%); cio' comporta nel mese di ottobre il rimpiazzo delle fallanze e di conseguenza impianti eterogenei, con raccolta scalare e ritardata.

Dopo la raccolta viene effettuata una cernita del prodotto e quindi il suo confezionamento, prevalentemente nei tradizionali mazzi e fasci.

MOSTRE E SAGRE

A Sezze ogni anno, tra l'ultima settimana di aprile e la prima di maggio, si svolge la Sagra del carciofo.

Commenti:

Il nome italiano carciofo (e le assonanti terminologie spagnole, francesi, inglesi e tedesche) deriva dall'arabo harchiof o al-kharshuf che significa spina di terra o pianta che punge. Di origine etiopica, si ritiene che esso derivi comunque da una selezione operata sul cardo selvatico. La sua diffusione in Italia inizia a partire dal XV secolo occupando rapidamente, fin dal periodo tardo rinascimentale, un posto di assoluto prestigio nella gastronomia.

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