La tinca,
che tollera tenori di ossigeno anche estremamente bassi,
è specie tipica delle acque di pianura, ferme o
debolmente correnti e ricche di vegetazione.
Sebbene la tinca sia largamente diffusa nei corpi idrici
della bassa pianura, la sua consistenza numerica è
in genere scarsa o mediocre; popolazioni più consistenti
si riscontrano nei canali di bonifica, mentre nei corsi
d'acqua naturali, ad eccezione dei tratti più prossimi
alla confluenza con il Po, la specie è oggi notevolmente
rarefatta. Infatti il restringimento degli alvei planiziali,
esasperato nel corso dell'ultimo secolo, ha accentuato
il regime torrentizio dei corsi d'acqua di origine appenninica,
con la conseguente scomparsa di molti degli ambienti adatti
alla vita di questa come di altre specie ittiche (cfr.
luccio). la presenza della tinca in alcuni fiumi e torrenti
della fascia collinare e montana non corrisponde ad una
situazione naturale, ma è attribuibile ad immissioni
di dubbia validità dal momento che questi ambienti
non sono idonei per la biologia della specie. Pure dovuta
ad introduzioni artificiali è la presenza della
tinca in numerosi laghi, laghetti e invasi appenninici:
le immissioni in alcuni di essi risalgono a tempi piuttosto
remoti. Il naturalista di Scandiano Lazzaro Spallanzani
documenta la presenza di questa specie nel lago Calamone
già nel 1761. Sebbene la tinca riesca ad acclimatarsi
con facilità nei laghetti di montagna, purché
ricchi di vegetazione, in questi ambienti essa non raggiunge
mai taglie paragonabili a quelle che si osservano nelle
acque di pianura.
Può raggiungere 40-50 cm di lunghezza e 2-3
Kg di peso.
La tinca è onnivora ma predilige gli invertebrati
del fondo e in particolare i molluschi. |