| Il dattero
di mare è un mollusco bivalve che deve il suo nome,
a lithos (pietra) e phagein (mangiare), per la capacità
di perforare le rocce sommerse e vivere al loro interno.
È dotato di una conchiglia equivalve,composta cioè
da due parti identiche fra loro, molto allungata e con
le due estremità arrotondate. La forma allungata
e il colore bruno castano ricordano il dattero, da cui
il termine dattero di mare. Sulla faccia esterna delle
valve sono ben evidenti le linee di accrescimento, che
appaiono come sottili striature concentriche e radiali.
Il guscio è leggero e ricoperto da una fine membrana
molto aderente; il lato esterno delle valve, durante la
permanenza in mare, è fosforescente, mentre l’interno
è bianco-azzurrognolo, madreperlaceo.
Il dattero di mare può raggiungere le dimensioni
massime di 8-10 cm ed è stato calcolato che raggiunge
la lunghezza di 5 cm dopo circa 15-20 anni; tale crescita
lentissima ha sempre scoraggiato qualsiasi tentativo
di allevamento.
È a sessi separati; il periodo di maturità
sessuale coincide con il periodo estivo, luglio-agosto;
dopo lo stadio larvale i datteri di mare si fissano
nello stadio giovanile con il bisso ad una roccia calcarea,
dopo di ché, dopo aver perso il bisso, inizia
la fase di escavazione, che porta alla formazione di
una vera e propria galleria in cui si insediano e rimangono
per tutta la durata dell’esistenza. L’azione
di perforazione sembra avvenire sia per il movimento
meccanico della conchiglia sulla roccia sia, soprattutto,
per azione di una secrezione acida, prodotta da particolari
ghiandole, che è in grado di sciogliere il carbonato
di calcio.
Il dattero si nutre di materiale organico in sospensione
che raccoglie estroflettendo una sorta di sifone al
di fuori della galleria.
Il dattero di mare vive in gallerie scavate nelle rocce
soprattutto calcaree, anche molto resistenti come graniti
e marmi, sino alla profondità di una ventina
di cm, con formazione di canali lisci fusiformi a parte
centrale più globosa. Il dattero di mare è
reperibile in tutti i mari del mondo, anche nei mari
tropicali, all’interno delle barriere coralline;
in particolare è reperibile e conosciuto in tutto
il bacino del Mediterraneo, nel Mar Rosso, mentre è
rara la presenza nell’Atlantico orientale.
Le popolazioni di dattero di mare possono raggiungere
densità massime nelle pareti costituite da calcaree
oolitico, fino a 300 individui/m², che si sviluppano
perpendicolarmente, soprattutto lungo i primi metri
di profondità (1-5 m). I fondali più minacciati
dalla distruzione connessa alla pesca del dattero sono
gli ambienti litoranei di falesia calcarea, che coincidono
spesso con la localizzazione di numerosi parchi o riserve
marine. Il sistema di perforazione chimica sembra essere
un’esclusiva del genere Lithophaga in quanto gli
altri bivalvi sono solo dei perforatori meccanici.
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La pesca è molto invasiva e distruttiva nei
confronti degli ambienti e dei litorali rocciosi che
ospitano i datteri perciò è vietata, cosi
come è vietata la commercializzazione.
Il dattero di mare è sempre stato un mollusco
di notevole pregio gastronomico; già ai tempi
dei Romani gli veniva attribuito un potere afrodisiaco
e la gustosità delle sue carni, apprezzate sia
crude che impiegate per le zuppe. |