Il tartufo
di mare è un mollusco bivalve dalla conchiglia
solida, arrotondata con valve pressoché uguali.
La forma delle valve è molto simile a quella delle
comuni vongole, ma la superficie esterna invece di essere
liscia, è attraversata da caratteristiche solcature;
la superficie è caratterizzata da strie di accrescimento
concentriche in rilievo e a forma di lamella, che formano
delle nodosità simili a verruche (da cui il nome).
La colorazione varia dal bianco-giallastro al marroncino
chiaro; l’interno è bianco lucido.
Può raggiungere i 5-6 cm di diametro, ma è
frequente intorno ai 3-4 cm.
Si nutre filtrando l’acqua di mare, trattenendone
il fitoplancton; la riproduzione si verifica in maggio-giugno.
Il tartufo di mare vive sui fondali sabbiosi, fangosi
o detritici e tra le praterie di posidonia, fino a 20
m circa.
Rimane infossato, lasciando sporgere i sifoni con cui
respira e filtra il fitoplancton di cui si ciba; il
tartufo non è un mollusco solitario, ma predilige
vivere in colonia.
È abbastanza comune nelle nostre acque, in particolare
in Puglia, in Friuli e nel Golfo di Napoli; è
diffuso nel Mediterraneo e nell’Atlantico orientale.
Il tartufo di mare si pesca tutto l’anno con
rastrelli da natante e a mano da operatori subacquei;
non viene allevato. Zone particolarmente ricche di questi
prelibati bivalvi riescono ad offrire a pescatori subacquei
anche 20-30 Kg di tartufi al giorno; una fonte di guadagno
da non sottovalutare, anche se diversi punti di raccolta
un tempo straordinariamente prodighi, pian piano stanno
ormai esaurendosi.
Il consumo è concentrato in alcune regioni,
dove vi è la tradizione di mangiarli crudi; i
tartufi sono una delle specie di molluschi bivalvi più
apprezzate. |