| Distinguiamole
in: a) prove basate sulla somiglianza
con i modelli proposti in tutto il mondo;
b) prove basate sulle caratteristiche
del modelo alimentare medierraneo;
c) prove deriventi da ricerche epidemiologiche;
d) prove deriventi da studi di intervento.
a) Prove basate sulla somiglianza con
i modelli proposti in tutto il mondo
Esistono evidenti analogie fra la strutturazione
della razione mediterranea e i vari suggerimenti che
diversi autorevoli organismi internazionali e nazionali,
preposti alla tutela della salute, e numerose associazioni
mediche di specialisti hanno ufficialmente avanzato
negli ultimi anni come mezzo per stare bene e per prevenire
numerose malattie.
Il primo esempio è quello dei
già citati "Dietary" Goals, i quali
suggeriscono la suddivisione ideale delle calorie della
dieta fra proteine, carboidrati e grassi, nonché
le corrette proporzioni fra grassi saturi (prevalentemente
animali) ed insaturi (prevalentemente vegetali) e fra
carboidrati semplici (zucchero, dolci, caramelle, marmellate,
ecc.) e carboidrati complessi (amido soprattutto, come
quello della pasta e del pane).
Ebbene, confrontando i Dietary Goals
con la struttura delle razioni consumate mediamente
nei Paesi occidentali progrediti, si vede che la razione
italiana è fra tutte di gran lunga la più
vicina allo schema ideale (anche se, purtroppo, da questa
situazione di privilegio tendiamo ad allontanarci, sotto
la spinta delle "mode" alimentari emergenti).
Infatti, soltanto la nostra dieta media (fra quelle
dei Paesi presi in esame) contiene quantità di
carboidrati complessi e di grassi insaturi abbastanza
vicine a quelle consigliate, ed è l'unica che
risulti esente da clamorosi eccessi nel consumo di grassi
animali (prevalentemente saturi) e di zuccheri semplici:
è questo certamente il risultato della nostra
abitudine di consumare regolarmente pane e pasta (per
i carboidrati complessi) ed olio d'oliva (come condimento
principale), nonché svariati prodotti vegetali
(per l'equilibrio dei grassi).
Ma in generale è comunque fortissima
la somiglianza fra la razione italiana media degli anni
'50 e dei primi anni '60 e i modelli alimentari che
vengono oggi consigliati per la protezione della salute,
con particolare riferimento a quella "dieta prudente"
che viene suggerita sostanzialmente dalla intera comunità
scientifica mondiale. Qualche altro esempio al riguardo
è rappresentato dai consigli della European Atherosclerosis
Society, che ricalcano puntualmente le caratteristiche
del modello alimentare mediterraneo, dalle direttive
delle varie Consensus Conferences, dai consigli della
American Heart Association e della British Hyperlipidaemia
Association, dalle Nutritional Guidelines for Americans,
fino ai recenti Nutrient Goals diramati dall'OMS: in
tutte queste direttive ritroviamo invariabilmente una
serie di richiami a comportamenti alimentari che ricordano
molto le linee generali del modello mediterraneo.
b) Prove basate sulle caratteristiche
del modello alimentare mediterraneo
1) E ormai provato che consumare molti grassi animali
(saturi) aumenta la frequenza delle malattie dei vasi
e del cuore. Ebbene, nella alimentazione mediterranea
i grassi animali sono presenti in quantità particolarmente
ridotta e sono invece presenti in quantità notevoli
quegli acidi grassi monoinsaturi (tipicamente rappresentati
dall'acido oleico che abbonda nell'olio d'oliva) che
oggi destano grande interesse per le loro azioni protettive
e riequilibratrici nei confronti del tipo e del livello
del colesterolo presente nel sangue.
2) Tutti i più moderni suggerimenti
per la difesa della salute si basano anche sul principio
di evitare gli eccessi di prodotti animali e di colesterolo
alimentare. Ebbene, la alimentazione mediterranea mette
in condizione di rispettare più facilmente questi
consigli.
3) E' noto che una adeguata presenza
nella dieta di fibre alimentari è importante
per evitare certe malattie digestive, certi disturbi
delle vene ed altre malattie. Ebbene, la alimentazione
mediterranea è particolarmente ricca di fibra
naturale.
4) E' noto che eccedere nel consumo
di zuccheri semplici può danneggiare la salute
attraverso molti meccanismi. Ebbene, I'alimentazione
mediterranea include pochi zuccheri semplici ed al contrario
privilegia caratteristicamente i carboidrati complessi.
5) E' noto che introdurre troppe calorie
favorisce l'insorgenza delle "malattie da benessere".
Ebbene, il modello alimentare mediterraneo aiuta ad
evitare gli eccessi di calorie perché, essendo
ricco di vegetali e di fibre, permette di calmare la
fame con cibi che hanno elevato volume e ridotta "concentrazione"
di energia e che inoltre donano un senso di sazietà
che si prolunga per un tempo maggiore.
6) I Dietary Goals limitano le quantità
di grassi che si possono consumare, ed è noto
che il consumo di alimenti grassi e di grassi da condimento
è sollecitato e spinto dalla ricerca di quei
sapori "forti" e intensi che sono tipicamente
apportati proprio dalla componente grassa della razione.
Ebbene, il modello alimentare mediterraneo può
aiutarci anche in questo, perché prevede l'uso
di caratteristici aromi e condimenti non grassi (quali
spezie, erbe, sugo di pomodoro, peperoncino, aglio,
cipolla, basilico, lauro, salvia, prezzemolo, ecc.)
che permettono di ottenere facilmente delle pietanze
saporite ed appetitose senza eccedere né nelle
aggiunte di grassi né in quelle di sale da cucina
(cloruro di sodio), altro grande "imputato"
per quanto riguarda le malattie cardiovascolari.
c) Prove derivanti da ricerche epidemiologiche
Le ricerche di questo tipo sono quelle che studiano
le modalità con le quali le malattie insorgono,
si manifestano, si propagano o permangono in una collettività,
le condizioni che favoriscono questa situazione ed anche
le maniere per combatterla. Riguardo al modello alimentare
mediterraneo sono stati effettuati numerosi studi di
questo tipo. In questa sede ci limiteremo a ricordare
i risultati scaturiti dal cosiddetto "Studio dei
Sette Paesi". Si tratta di un'indagine che è
stata coordinata dal prof. Keys, è durata oltre
20 anni ed ha preso in esame, con metodici controlli
quinquennali, oltre dodicimila soggetti fra i 40 e i
59 anni, viventi in sette Paesi con abitudini alimentari
molto diverse (Giappone, USA, Olanda, Jugoslavia, Grecia,
Finlandia e Italia).
I risultati, in estrema sintesi, possono
essere così schematizzati:
- in tutti i Paesi in cui si consumava
una dieta occidentale raffinata, la mortalità
per "malattie da benessere" era molto elevata;
- nei Paesi in cui si consumava una
dieta di tipo mediterraneo, tale mortalità era
molto più bassa;
- seguendo negli anni gli stessi gruppi
di popolazione, si è constatato che man mano
che
una popolazione mutava le proprie abitudini,
adottando gli schemi (sia alimentari che di stile di
vita) tipici delle società avanzate, le "malattie
da benessere" comparivano con crescente incidenza,
fino a delineare una distribuzione molto simile a quella
tipica della civiltà di cui erano stati sposati
abitudini e consumi alimentari.
d) Prove derivanti da studi di intervento
Si tratta di studi effettuati in varie parti del mondo,
intervenendo sul modello di alimentazione seguito sia
da persone sane (gruppi considerati a rischio e gruppi
non considerati tali) che da persone in non buona salute,
e studiando, poi, gli effetti di tali modificazioni
nella assunzione di nutrienti. Gli interventi sono stati
diretti soprattutto verso quei componenti alimentari
che sono considerati i maggiori fattori di rischio per
le malattie degenerative croniche, in particolare per
le malattie cardiovascolari. Questi studi, di numero
ormai molto elevato, hanno fornito risultati notevolmente
concordanti fra loro. Basterà ricordarne alcuni.
Cominciamo da quello svolto su 54 persone nel 1982 nella
Karelia settentrionale (Finlandia): sei settimane di
dieta con caratteristiche mediterranee ed olii ad alto
contenuto di mono e polinsaturi sono state sufficienti
a determinare una significativa caduta dei livelli ematici
del colesterolo e di altri importanti fattori di rischio
cardiocoronarico; sei settimane di ritorno alla abituale
dieta finlandese hanno fatto risalire questi valori
ai pericolosi livelli di partenza.
Nel Cilento, in una zona ad alimentazione
tipicamente "mediterranea", è stata
poi condotta una ricerca speculare alla precedente:
in 48 persone, sei settimane di dieta "bolognese",
ricca di colesterolo e di acidi grassi saturi, hanno
elevato significatamente il colesterolo totale e l'LDLcolesterolo
(ossia la frazione considerata il maggiore fattore di
rischio); sei settimane di ritorno all'abituale schema
mediterraneo hanno ripristinato i rassicuranti valori
di partenza.
Accenniamo infine ad uno studio-pilota
che ha messo a confronto fra loro tre popolazioni rurali:
quella di Canino, nell'Etruria meridionale (caratterizzata
dall'uso di grassi da condimento pressoché esclusivamente
vegetali) e quelle, molto più "occidentali",
di Numijarn (in Finlandia) e di Beltsville (negli USA).
Ebbene, lo studio ha rilevato nella popolazione di Canino
una protezione molto più spiccata nei confronti
del rischio di trombosi.
La conclusione che gli studiosi hanno
tratto da questi e da numerosi altri studi è
stata la conferma del fatto che il modello alimentare
mediterraneo esercita effetti favorevoli anche su soggetti
affetti da diabete e da elevati livelli sanguigni di
grassi e di colesterolo, e che in ogni caso consumare
abitualmente giuste quantità di pane, pasta,
pesce, prodotti vegetali ed olio d'oliva costituisce
per chiunque una protezione nei confronti del rischio
delle malattie cardiovascolari (che sono fra le prime
due cause di morte precoce nel mondo moderno)
e delle altre malattie degenerative che sono tipicamente
in grande espansione nelle moderne società industrializzate.
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