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167.000 miliardi di lire spesi nel 1991 dalle famiglie
italiane in generi alimentari e bevande danno le dimensioni
imponenti del problema dei consumi alimentari nel nostro
Paese. Se a ciò si aggiunge la crescente dipendenza
dalla importazione dei nostri approvvigionamenti alimentari
(25.000 miliardi nel 1991) il panorama si completa con
colorazioni non certo rosee. Come
sono composti e come sono andati modificandosi nel corso
degli ultimi trent'anni i consumi alimentari nel nostro
Paese? Quali sono le probabili tendenze a breve termine
di questi consumi?
L'alimentazione degli italiani si è
profondamente modificata negli ultimi decenni, vale
a dire nel passaggio da un periodo in cui il nostro
Paese usciva dalle gravi restrizioni della guerra e
del dopoguerra a periodi in cui il livello di reddito
pro-capite (e quindi di benessere) è andato via
via aumentando, per giungere fino ai nostri giorni.
Caratteristica fondamentale è
stata il generalizzato aumento della gran parte dei
nostri consumi alimentari (aumento che ci ha portato
ad assumere ogni giorno in media 400 calorie in più
di quanto raccomandato), con rilievo particolare per
i grassi, le carni e lo zucchero sopra ogni altro alimento,
in relazione anche a valori di partenza piuttosto bassi.
Sono aumentati soprattutto i consumi di prodotti di
origine animale, e fra questi principalmente quelli
delle carni nel loro complesso. In particolare si è
notato un aumento costante del consumo di carne bovina,
con un rallentamento solo negli ultimissimi anni; buoni
gli incrementi anche nel consumo di carne suina, di
pollame e di conigli; e modesti quelli nei consumi di
carne equina, ovina e caprina.
E' salito il consumo del pesce fresco,
va scendendo quello del pesce conservato.
Sono aumentati notevolmente i consumi
di latte e derivati e di uova.
Per gli alimenti vegetali si è
avuto un incremento molto moderato del consumo di frumento
ed un calo per cereali minori e riso. Fra gli ortaggi,
un gruppo di prodotti (patate, legumi secchi, cavoli
e cavolfiori) ha mostrato un incremento iniziale seguito
poi da una inversione di tendenza, mentre per tutti
gli altri ortaggi i consumi sono stati in costante aumento.
Anche per la frutta I'andamento è
stato differenziato: un notevole aumento iniziale e
poi una contrazione nell'ultimo periodo per mele, pere,
pesche, uva, ecc.; una costante ascesa, invece, per
le altre frutta, specialmente per agrumi e frutta di
importazione.
Il consumo di tutti i grassi da condimento
negli ultimissimi anni si è quasi stabilizzato,
dopo la forte crescita del ventennio '52-'72, periodo
in cui è soprattutto aumentato il consumo di
olio di semi, mentre incrementi più modesti hanno
avuto l'olio di oliva e, in maniera ancora più
pronunciata, i grassi animali (burro, lardo, strutto).
Infine, le bevande: il consumo di vino,
dopo un moderato aumento iniziale, è diminuito
decisamente negli ultimi anni. In forte e costante crescita
è il consumo della birra, mentre i superalcoolici
sono in notevole espansione. Cosa si può concludere?
Semplicemente che dal dopoguerra ad oggi le abitudini
ed il comportamento alimentare degli italiani hanno
abbandonato certi nostri tradizionali modelli basati
sulla parsimoniosa utilizzazione delle risorse disponibili,
per passare a scelte tipiche di una società opulenta,
con la sempre più diffusa adozione di "prestigiosi"
modelli alimentari di importazione. Il risultato è
stato di innalzare di oltre mille calorie la disponibilità
pro capite media giornaliera in energia, di moltiplicare
le spese destinate all'acquisto di prodotti alimentari
(gran parte dei quali vengono da oltre frontiera) e
di aumentare considerevolmente l'incidenza di certe
malattie che, ormai lo si è accertato, sono favorite
anche dalle scelte alimentari. |