| Con la denominazione "bistecca" si
intende comunemente una fetta di carne tagliata molto spessa
dal controfiletto con il filetto attaccato.
L'etimologia del nome sembra che risalga agli inizi del '700,
periodo in cui un gruppo di viaggiatori inglesi visitarono
Firenze nel giorno della festa di San Lorenzo: si arrostivano
quarti di vitellone in piazza e si distribuivano i pezzi di
carne. "Beef steak!" chiedevano in estasi, e in
fiorentino fu "bistecca"
Gli intenditori di questo piatto affermano che lo spessore
della carne non deve essere inferiore alle due dita, che il
peso debba raggiungere almeno i 600 grammi, e che la sua cottura
sia rigorosamente al sangue. Non sono rare però le
bistecche raggiungono il chilo.
In questo caso si adottano due metodi: o, semplicemente,
la si mangia in due, oppure, coloro che non vogliono correre
il rischio di dover mangiare l'ultimo boccone completamente
freddo, la fanno dividere a metà e fanno cuocere il
secondo pezzo subito dopo aver finito di mangiare il primo.
In ogni caso bisogna rispettare alcune regole per far sì
che la bistecca rimanga tenera anche dopo la cottura: spennellare
leggermente la superficie con olio e lasciar riposare la carne
fuori dal frigorifero per una o due ore; metterla a cuocere
sulla gratella bollente evitando di pungerla; salare la bistecca
solo dopo la formazione della crosta; non cuocerla troppo.
Una cottura prolungata rovina anche la carne di migliore qualità.
La cottura della bistecca può essere definita "al
blu", e cioè una cottura molto rapida di circa
30 secondi per lato; "al sangue" che prevede una
cottura rapida, di circa 2 minuti per lato; "al punto"
o "rosa" che richiede una cottura abbastanza lenta:
si pone la bistecca sulla gratella caldissima per poi continuare
a cuocerla ad una temperatura più bassa.
In questo caso sui due lati si formerà una crosta,
lievemente resistente, mentre l'interno risulterà tenero
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