Prodotto con latte
vaccino.
Richiede una stagionatura da 6 mesi
a due anni. La forma è a fiasco, a pera o a cilindro
con altezza e diametro variabile.
La crosta è spessa mezzo centimetro
di colore giallo dorato; la pasta è compatta, morbida
di colore bianco crema con rare fessurazioni lacrimanti;
l'odore è penetrante, intenso; il sapore è molto piccante.
Differisce dal Caciocavallo per la mancanza
della testina a chiusura della sua sommità. Prodotto
da gennaio a marzo nel comune di Vico Equense.
Il suo nome deriva dalla somiglianza
delle bisacce usate dai commercianti, che agli inizi
del secolo trasportavano a Napoli ed in altre città
questo formaggio, con quelle comunemente portate in
spalla dai frati di questua per raccogliere offerte
per i loro conventi. Il “ Provolone del Monaco” è nato
da alcuni secoli grazie alla dedizione al lavoro dei
contadini della Penisola Sorrentina che producevano
il latte delle vacche di razza “Agerolese” alimentate
dal profumato fieno raccolto all’inizio di primavera
sui Monti Lattari .
Col passare del tempo, a causa delle
frequenti crisi di mercato, i produttori caseari della
zona dovettero creare un formaggio che durasse di più
nel tempo.
Per ottenere questo adottarono uno specifico
processo di lavorazione riscaldando il latte ad una
temperatura più elevata, dando così una cottura maggiore
alla cagliata, lasciandolo poi maturare lentamente senza
l’aggiunta né di conservanti, né di fermenti, fino ad
ottenere una sua perfetta filatura.
Dopo questa fase passarono alla modellatura
del formaggio dandogli la tipica forma “ a pera” , salandolo,
asciugandolo e portandolo in grotte per la stagionatura.
Il periodo di produzione spazia da ottobre
a maggio poi, dopo almeno quattro mesi di stagionatura
in grotte, è già ricercato dai buongustai che ne apprezzano
il sapore semi-piccante.
Ma, protraendo la stagionatura fino
a nove mesi il gusto diventa ancora più piccante presentando
anche all’interno una leggera occhiatura ( piccoli vuoti
al suo interno).
Inoltre, al primo taglio al momento
della degustazione, in conseguenza del passaggio dal
freddo naturale del luogo di conservazione alla temperatura
ambiente, si produce spesso la tipica “Lacrima” frutto
della condensa del grasso presente nella pastea lattea.
Questo formaggio deve in parte la sua
notorietà alla forte emigrazione che ha caratterizzato
nell’ultimo secolo l’area della penisola Sorrentina
e dei Monti Lattari.
Il portarlo con sé nei nuovi luoghi
di residenza e di lavoro rappresentava per molti emigranti
un singolare modo per non interrompere del tutto il
legame con la propria terra.
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