Quando si dice
che il Parmigiano-Reggiano è "da almeno otto secoli
un gran formaggio" non si afferma soltanto la sua antichissima
origine; quello che si mette in evidenza è che questo
formaggio è oggi esattamente com' era ben otto secoli
fa, con lo stesso aspetto e la stessa straordinaria
fragranza, fatto allo stesso modo, negli stessi luoghi,
con i medesimi e sapienti gesti rituali.
Testimonianze storiche dimostrano che
già nel 1200-1300 il Parmigiano-Reggiano aveva raggiunto
quella tipizzazione perfetta che si è conservata sostanzialmente
immutata fino ai nostri giorni.
Il che significa che la produzione casearia
del comprensorio ha sicuramente origini molto più antiche,
dal momento che si può ragionevolmente supporre che
le caratteristiche peculiari del prodotto fossero state
raggiunte molto tempo prima. Lo "standard" del Parmigiano-Reggiano
è infatti un'evoluzione di antichi e straordinari formaggi,
già citati da autori latini, determinata dal costante
perfezionamento delle tecniche di caseificazione.
I primi casari che ottennero da forme
lavorate quei caratteri unici che rendono ancora oggi
il prodotto inimitabile si resero subito conto di avere
creato una opera d'arte; e da uomini saggi si contentarono
della eccellenza qualitativa raggiunta.
L' impegno e la dedizione erano stati
premiati; ma come per ogni lavoro creativo non era mancata
"la parte di Dio". Infatti, oltre alla mano dell'uomo,
molti altri elementi indipendenti dai suoi sforzi avevano
concorso a produrre il risultato perfetto.
Sono elementi che raramente si riscontrano
altrove e mai nella stessa irripetibile composizione:
la formazione geologica del terreno, la particolarità
degli allevamenti, quella dosata combinazione di circostanze
agro-geo-ambientali ed umane che permette la produzione
di un latte di pregio, diverso anche da quello di zone
geograficamente vicine, l'unico latte che può dare origine
a un formaggio eccezionale, capace di una maturazione
lentissima, che lo carica di sapori inimitabili.
E' invece da attribuire tutto agli uomini
il merito di aver conservato orgogliosamente attraverso
i secoli le patenti di nobiltà del Parmigiano-Reggiano
e di non aver ceduto, nemmeno oggi - in cui tutto è
tecnologia ed automazione - alla tentazione di semplificare
le funzioni e le attività.
Così i casari, oggi come una volta,
continuano nella loro fatica e nel loro rischio, ostinandosi
con lealtà e con fierezza a fare il loro formaggio solo
con il latte, col caglio, col fuoco e con l'arte e perseverando
nell'osservanza schietta e rigorosa di metodi secolari
e nell'applicazione di una tecnica che è frutto di particolare
vocazione e di maturata esperienza.
Secondo il Platina, umanista cremonese
del '400: "Due sono oggi in Italia le specie di formaggio
che si contendono il primato: il 'marzolino', così chiamato
dagli Etruschi perché si fa in Etruria nel mese di marzo
e il Parmigiano nella regione cisalpina, che si può
anche chiamare 'maggengo', dal mese di maggio". Un'altra
citazione è tratta da un libro di Francesco Maria Grapaldo,
dove si commentano passi di Vitruvio e di altri autori
latini. Così recitano le traduzioni: "Formaggio Parmigiano:
ai nostri tempi in Italia si dà un primato di qualità
al formaggio Parmigiano, mentre un tempo si vantava
l'abbondanza della lana. Di qui il distico: ...sono
il nobile frutto del latte di Parma..".
Non occorre compiere laboriose ricerche
nelle nostre biblioteche per radunare documenti sull'antica
origine del Parmigiano-Reggiano.
Una delle citazioni più significative
si trova addirittura nel Decamerone e non c'è dubbio
- per le parole stesse con cui è espressa - che il Parmigiano,
a cui Maso si riferisce nel descrivere a Calandrino
il paese di Bengodi, è esattamente lo stesso formaggio
che oggi si fregia del nome di Parmigiano-Reggiano:
"et eravi una montagna di formaggio Parmigiano grattugiato,
sopra la quale stavan genti, che niuna altra cosa facevan,
che fare maccheroni e ravioli", con l' altra bella trovata
che, una volta cotti, li facevan rotolare sul formaggio
per condirli meglio.
E quella di condire la pastasciutta
con il Parmigiano è tradizione antica, come testimonia,
già nel 1500, Frate Salimbene nelle sue"Le Cronache".
Sempre al XVI secolo risale la testimonianza
che afferma che "in questi tempi il primo vanto all'Italia
è dato per il formaggio Parmigiano, mentre una volta
glielo si attribuiva per l'abbondanza della lana"; del
1656 è il dizionario dei sinonimi di Francesco Serra,
dove si dice che "i nomi del formaggio derivano dai
luoghi dove lo si produce migliore; come il Parmigiano,
che prende nome dal luogo e dalla bontà" (e cioè dal
luogo in cui è veramente buono).
Ma può colpire di più , come curiosità,
la pagina in cui l'allora celebre Cristoforo di Messisbugo
descrive - in un suo ricettario - la "cena privata"
da lui fatta preparare in casa sua il 17 gennaio 1543.
Era una cenetta tra amici, si direbbe oggi, con 20 persone
appena e priva di pretese (sottolinea messer Cristoforo:
"senza vitello e senza capponi") eppure "le frutte e
confettioni", cioè il dessert, comprendevano "piatti
6 di formaggio Parmigiano" oltre a tutto il resto.
Da notare la raffinatezza di servire
il Parmigiano-Reggiano con uva fresca e pere: questo
formaggio con la frutta (non solo le pere e l'uva, ma
anche le mele, le pesche, le noci, i fichi, il kiwi,
ecc.) viene riscoperto anche oggi come fine pranzo o
come un dessert da buongustai.
Tra le testimonianze più curiose sono
molte quelle indirette, come quella, ad esempio, riferita
da vari biografi di Molière: il grande commediografo
in tarda età si nutriva soprattutto di Parmigiano.
Era quindi già in consonanza con i precetti
della dietologia moderna che raccomanda questo formaggio
anche ai bambini e agli anziani per il suo altissimo
potere nutritivo, per la sua digeribilità e per la specialissima
ricchezza in calcio e fosforo facilmente assimilabili.
Ma le testimonianze più dirette sono
quelle che si rinvengono manoscritte negli archivi di
Reggio Emilia, di Parma, ed, in particolare, nei registri
delle merci esportate ove si parla di partite di Parmigiano-Reggiano
dirette in tutta l'Europa civile. Sarebbero molti gli
episodi da citare; uno fra tutti, un brano di una lettera
dal "Carteggio degli Anziani di Reggio Emilia", datata
21 gennaio 1536. Questi signori , raccogliendo le lamentele
di "A. Patacino, nostro cittadino", esprimono una garbata
protesta perchè "adducendo" Parmigiano-Reggiano a Venezia,
"lo astringono a pagare il datio".
Con il suo curioso sapore di attualità
questa missiva merita di chiudere la nostra piccola
scelta di citazioni. Ovviamente anche la storia recente
del Parmigiano-Reggiano ha i suoi capitoli importanti;
è, in sostanza la storia di come i circa 600 piccoli
caseifici artigianali della zona tipica (che rappresentano
circa novemila agricoltori produttori di latte) abbiano
ottenuto dalla legge il riconoscimento della loro determinazione
di conservare inalterato il metodo di lavorazione e
l'altissimo livello qualitativo del prodotto; è la storia
di come la garanzia di genuinità del Parmigiano-Reggiano
sia oggi assoluta, in forza di norme precise, applicate
con rigida autodisciplina di conformità e con rigoroso
controllo. Ma non occorre raccontarla: i fatti parlano
da soli, come appare nelle pagine che seguono, che illustrano
la situazione di certificazione del processo produttivo
presente, degno di un passato tanto nobile e antico.
Nel Parmigiano-Reggiano c'è una vera
e propria concentrazione di sostanze nutritive, perchè
un chilo di formaggio si ottiene da ben sedici litri
del pregiatissimo latte della zona tipica, eccezionale
per tenore di proteine e vitamine, per ricchezza di
calcio e di fosforo.
Il latte è, in se stesso, alimento completo
di digeribilità relativamente facile, perchè contiene
sostanze semplici ed essenziali di facile assimilazione
da parte dell'organismo.
Questa carica nutritiva si concentra
nella pasta del Parmigiano-Reggiano e, nel lunghissimo
periodo di invecchiamento naturale, resta viva, in un
processo che ne esalta i suoi pregi organolettici e
sviluppa contemporaneamente i caratteri che la renderanno
ancora più facilmente assimilabile.
L'affinamento è assolutamente naturale,
non forzato da sostanze estranee o da alterazioni della
temperatura ambiente; e questo è uno dei segreti che
danno al Parmigiano-Reggiano, in grado eccellente, i
tre pregi di cui si parlava: conservazione di un altissimo
potere nutritivo, sapore inimitabile, facile digeribilità.
Dai molti studi e ricerche, che sono
stati compiuti in epoche diverse e che si sono recentemente
moltiplicati, si può indicare - in sintesi - quale è
il contenuto nutritivo medio del Parmigiano-Reggiano.
Il 36,14% è costituito da sostanze proteiche; un indice
questo superiore a quello di qualunque altro formaggio.
Il suo contenuto medio in lipidi è basso,
appena il 28,3%, mentre valori molto alti si registrano
per il calcio (1,30%) e per il fosforo (0,70%).
Le vitamine sono presenti in quantità
eccezionalmente varia ed equilibrata. Il valore in calorie
è di 392 per etto.
In sintesi: un' altissima quota di elementi
proteici e lipidi nobili, una concentrazione straordinaria
di vitamine e sali minerali.
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