E’ un formaggio
grasso, a pasta molle con forma cilindrica a facce piane,
avente un diametro di 10 – 12, fino a 16 cm ed uno scalzo
di 2.5 – 6 cm.
Il peso medio si aggira sui 400 – 500
g, la pasta del formaggio si presenta unita, morbida,
fondente, con eventuale leggera occhiatura, di colore
bianco paglierino o giallo zafferano.
La crosta è sottile, liscia, untuosa
al tatto, di colore giallo rossastro o bruno–rossastro
e sovente ricoperta di muffa bianca.
Si impiega il latte intero di vacca
prodotto al mattino, al quale si aggiunge quello della
sera precedente, oppure lo si fabbrica con il latte
proveniente da una sola mungitura. Il latte dopo accurata
filtrazione, viene introdotto in piccoli recipienti
di rame o di altro metallo idoneo e quindi lo si porta
ad una temperatura di 30 - 35 °C e lo si coagula con
caglio liquido, nella misura di circa 30 cc per hl di
latte in 20 – 30 minuti.
Quando la massa coagulata ha raggiunto
una certa consistenza, si procede alla sua rottura da
prima con la spannarola e poi con la lira, sino a raggiungere
grumi caseosi delle dimensioni di una fava o di una
noce: talvolta alcuni casari, usano aggiungere, durante
la rottura, un poco di sale.
Trascorsi circa 7 – 10 minuti di riposo,
durante i quali la cagliata si deposita sul fondo della
caldaia, si toglie il siero sovrastante e si raccoglie
la massa coagulata, che viene poi introdotta in apposite
tele a maglie piuttosto fini, che si appendono a speciali
sostegni al fine di favorire lo spurgo del siero.
Dopo circa un’ora, allorché la cagliata
è sufficientemente spurgata, la si introduce in stampi
di ferro smaltato, di alluminio o di legno, cilindrici,
finemente bucherellati anche sul fondo ed aventi un
diametro di 12 – 16 cm ed un’altezza di 6 – 10 cm, che
vengono accuratamente foderati all’interno con tele
da formaggio.
Riempito lo stampo, si ripiegano i
lembi della tela sulla cagliata. Per accelerare lo spurgo
del siero residuo si pratica una certa pressione, prima
con le mani e poi sovrapponendo un disco di legno, sul
quale si collocano sassi o pesi di circa 1 Kg od un
asse di legno.
Nelle prime ore dopo la fabbricazione
si effettuano 3 – 4 o più rivoltamenti e dopo 6 – 12
ore si tolgono i formaggi dagli stampi per portarli
in un locale asciutto e ventilato nel quale si procede
alla loro salatura, che si svolge a secco, più raramente
per immersione in salamoia.
La salatura a secco si attua cospargendo
di sale fino le due facce e lo scalzo dei formaggi;
una seconda salatura viene fatta dopo 24 ore ed a questa
ne seguono altre 3 – 4, che hanno luogo nei giorni successivi.
Nel caso in cui si esegue la salatura
in salamoia questa è piuttosto concentrata e in essa
i formaggi vengono fatti sostare per alcune ore. Le
forme sono poste a maturare su scaffali di legno in
un locale con una temperatura all’incirca di 12 – 18
°C, nel quale rimangono per 5 – 8 giorni, trascorsi
i quali vengono portate in un altro locale per l’affinamento,
dove si tengono per circa 10 giorni ad una temperatura
di 8 – 10 °C.
Durante questo periodo le forme sono
frequentemente rivoltate e ripulite con una tela imbevuta
di una soluzione concentrata di acqua e sale.
Il formaggio è pronto per il consumo
a 20 – 30 – 40 giorni dalla fabbricazione.
Prodotto nella provincia di Torino soprattutto
nella Val Susa e nel Canavese a partire da latte locale. |