Il Grana Padano è un formaggio a pasta dura, finemente
granulosa e cotta, pronto dopo una lenta maturazione
(da un minimo di 9 mesi a un massimo di 24 mesi di stagionatura).
E' prodotto con latte bovino proveniente
da due mungiture giornaliere. Dopo aver riposato ed
essere stato parzialmente decremato per affioramento
naturale, è pronto per la caseificazione.
Le origini dei Grana Padano risalgono
agli inizi del secondo millennio, nel cuore della bassa
Lombardia, nell'area compresa tra il Po a sud e Milano
a nord, e delimitata dal fiumi Adda e Mincio.
L'opera di bonifica compiuta dai monaci
Cistercensi dell'abbazia di Chiaravalle favorì il diffondersi
dell'allevamento dei bestiame, che generò ben presto
una ricca disponibilità di latte, largamente superiore
al fabbisogno della popolazione.
Fu così che i monaci misero a punto
la "ricetta" del Grana Padano, geniale espediente per
la conservazione dell'eccedenza di latte, frutto di
una misteriosa alchimia in cui la natura è protagonista
con i suoi allora ancora sconosciuti fenomeni biochimici.
Nacque così un formaggio a pasta dura
che, stagionando, conservava i principi nutritivi del
latte e acquistava un sapore inconfondibile. Fonti del
XII secolo documentano la nascita dei primi caseifici
per la produzione di un formaggio a pasta dura e granulosa,
cui venne spontaneamente attribuito il nome di 'grana',
molto diversa da quella degli altri formaggi sino ad
allora conosciuti. Il successo incontrato presso la
popolazione lombarda da questo formaggio dal gusto dolce
e saporito e dalle ricche proprietà nutritive, portò
al rapido sviluppo della sua produzione, mentre l'ottima
capacità di conservarsi ne favorì il commercio sui mercati
delle zone limitrofe. Nel XIV secolo la fama dei formaggio
grana è ampiamente consolidata ben oltre i confini della
sua zona di produzione originaria.
La storia del 'Grana' continua attraverso
i favolosi banchetti delle corti rinascimentali (duchi,
principi e marchesi ne intessevano le lodi nelle loro
corrispondenze) ma anche negli anni delle carestie,
durante i quali contribuisce al sostentamento delle
genti delle campagne.
Documenti del XV e XVIII secolo parlano
di commerci, di mercanti e di prezzi del pregiato formaggio,
che compare sempre più spesso nelle ricette della elaborata
cucina nobiliare e della più essenziale tradizione gastronomica
popolare.
Con il passare dei tempo la pratica
della trasformazione del latte in 'Grana' si diffonde,
tanto da diventare uno dei pilastri dell'economia agricola.
La tradizione produttiva del Grana Padano
si è tramandata nei secoli secondo metodologie invariate
che assicurano ancora oggi al prodotto le caratteristiche
organolettiche e l'aspetto che lo hanno reso celebre
in tutto il mondo.
Per garantire e proteggere questo prezioso
frutto della terra padana, nel 1954 viene costituito
il Consorzio per la sua tutela e pressoché contemporaneamente
il Grana Padano riceve il riconoscimento della denominazione
d'origine (D.p.r. n. 1269 dei 30 ottobre 1955).
Il latte crudo di vacca, parzialmente
scremato per affioramento, viene posto in tradizionali
caldaie a forma di campana rovesciata della capacità
di 11 ettolitri, necessari per ottenere due forme. Al
latte riscaldato alla temperatura di 31-33° C si aggiunge
siero innesto e caglio di vitello ( la Cagliata ) .
Dopo circa 10 minuti il latte coagula e si procede quindi
alla rottura della cagliata in grani piccoli come chicchi
di riso ( la Spinatura ) .
Segue la cottura della cagliata alla
temperatura di 53-55° C. A cottura ultimata segue una
fase di riposo nella quale i grani della cagliata si
aggregano tra loro e precipitano sul fondo della caldaia.
Quando la pasta ottenuta è sufficientemente spurgata,
viene estratta ( la Levatura ) e divisa in due parti
che vengono inserite in stampi, detti fascere, che danno
alla pasta la forma definitiva tipica del Formaggio
Grana Padano. Dopo 2 giorni dalla produzione il formaggio,
che ha assunto nelle fascere la caratteristica forma
cilindrica, viene immerso in una soluzione di acqua
e sale per la salatura della pasta.
L'operazione ha una durata variabile,
normalmente compresa tra 16 e 25 giorni, in funzione
del tipo di salina, della dimensione delle forme, del
livello di salatura richiesta.
Alla fine della salatura le forme vengono
inviate in un ambiente adatto alla asciugatura, prima
di venire inviate in magazzino per la stagionatura Il
tempo è protagonista dell'ultima fase.
Nei magazzini di stagionatura , con
una temperatura e una umidità controllate, il formaggio
matura lentamente, sotto l'attento controllo dell'uomo.
che si preoccupa di rivoltare, ripulire, selezionare
le forme.
Il marchio a fuoco viene apposto sulle
forme che abbiano ragginto otto mesi di stagionatura
e abbiano superato le prove di qualità alle queli vengono
sottoposte da parte degli esperti battitori.
Tali prove riguardano sia l'aspetto
eseteriore che il grado di maturazione e la consistenza
della pasta.
A tal fine, importanti sono la "Battitura",
effettuata con un apposito martelletto per rilevare
lo stato di compattezza della pasata e la prova dell'ago
d'acciaio, che sonda la consistenza della medesima consentando
al tecnico l'esame olfattivo e l'assaggio delle particelle
di formaggio che restano aderenti all'ago stesso.
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