Formaggio un tempo
prodotto con latte esclusivamente di pecora e in tempi
recenti con latte misto di vacca (% dominante) e di
pecora.
La produzione del formaggio era stagionale,
legata in massima parte al ciclo di lattazione della
pecora.
La forma delle formaggette è assimilabile
ad un “Tronco di cono” in quanto è formata dalla sovrapposizione
di formelle di formaggio di diametro decrescente da
15-20 a 5 cm che sovrapposte in numero variabile (da
tre a cinque) costituivano il cosiddetto “Castellino”,
così chiamato pare con riferimento ad alcune torri diroccate
presenti sul territorio di origine.
L’aspetto esteriore della crosta è
tendenzialmente liscio, di colore giallo paglierino,
il peso del “Castellino” a dieci giorni di stagionatura
va da ca. 1 a ½ kg, la pasta è leggermente occhiata
e di colore bianco.
Il Montebore veniva consumato:
fresco, cioè 24 ore
dopo la salatura;
morbido, 5-6- gg di
stagionatura, con lavature ogni due o tre giorni;
stagionato dopo circa
20 gg di stagionatura con lavature effettuate ogni due
o tre giorni;
da grattugia, dopo
almeno due mesi di stagionatura;
“Cumudò”, ponendo
il prodotto (una volta avanzato) sminuzzato o grattugiato
e talvolta impastato con un bicchiere di vino bianco,
sott’olio d’oliva proveniente dalla vicina Liguria).
La miscelata di latte crudo variabile
nella sua percentuale veniva scaldata fino ad una temperatura
di 30°C ca. Veniva aggiunto caglio nella misura di 6
ml per ogni 10 litri di latte. La rottura della cagliata
avveniva dopo ca. un’ora dal rapprendimento ottenendo
dei grumi grossi come una noce.
Veniva poi osservato un riposo di ca.
20 minuti. La pasta veniva poi scolata e messa nei “ferslin”
(forme cilindriche di legno) dopo pochi minuti viene
girata; l’operazione viene ripetuta ca. 4 – 5 volte
nell’arco di mezz’ora.
Si lascia riposare per ca. 10 ore in
luogo fresco ed asciutto. Si toglie dalle formelle e
si sala nella parte superiore e laterale delle forme
e si lascia riposare per ca. 4 – 5 ore su contenitori
di legno posti in pendenza.
Il sale era sale marino grosso “pestato”
con la bottiglia, probabilmente di arrivo ligure; il
sale fino attuale non viene ritenuto molto valido.
Le forme vengono successivamente lavate
con acqua tiepida leggermente salata e si preparano
i cosiddetti castellini unendo da tre a cinque forme
di dimensioni decrescenti.
A seconda della stagionatura vengono
poi effettuate ulteriori lavature.
Prodotto a Montebore (Frazione di Dernice)
nella Comunità Montana delle Valli Curone Grue Ossona
e nei comuni della Val Borbera e Valle Spinti.
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