La Comunità Montana
delle Valli monregalesi, comprende nel suo territorio
uno dei più vasti complessi pascolivi della Provincia
di Cuneo.
In questo tratto delle Alpi Marittime,
ormai prossimo al termine della catena, le cime raggiungono
quote modeste ed i rilievi hanno una morfologia più
dolce: i pascoli d'alpeggio arrivano così alle maggiori
altezze.
Queste superfici sono ancora intensamente
utilizzate nel periodo estivo dalle mandrie di bovini,
mentre gli ovini pascolano le aree più povere ed elevate.
Da sempre, su queste Alpi del Monregalese,
viene prodotto un formaggio particolare che ha il nome
di un lago e di un pascolo sito alle falde del Monte
Mongioie (m.2.630): il formaggio Raschera.
L' "Alpe Raschera", della superficie
di circa 620 ha, nella così detta "isola amministrativa"
del Comune di Magliano Alpi (che deve il suo appellativo
" Alpi " propio al possesso di questo territorio, pur
essendo un Comune di pianura).
Avvenne infatti che, in virtù della
separazione e divisione delle terre appartenenti al
mandamento di Mondovì avvenuta nel 1698, per i diritti
feudali, Magliano si vide assegnare legittimamente le
" Alpi " Brignola, Seirasso e Raschera situate a lato
del gruppo del Marguareis, della superficie complessiva
di 1.350 ettari su quote superiori ai 1.800 m. s.l.m.
tra il Mondolè ed il Mongioie a mezzogiorno delle due
Frabose e confinanti con i territori di Roccaforte M.vì
ed Ormea).
La tradizione casearia artigianale
locale, ha imposto al formaggio Raschera la forma rotonda
e/o quadrata.
Quest'ultima, si è affermata negli anni,
per la maggiore praticità di trasporto che ha assunto,
quando il formaggio doveva essere trasportato a valle
dalle "selle" (locali tipici ricavati direttamente nella
terra, aventi funzioni di celle di stagionatura naturali
in cui l'umidità e la temperatura costanti nel tempo,
determinano un ambiente altamente adatto alla stagionatura
del formaggio che assume sullo scalzo e su tutta la
crosta delle superfici piane, una tipica colorazione
rossiccia dovuta allo sviluppo di muffe di quel colore),
usando, come unico mezzo di trasporto, il mulo (le forme
"quadrate", assumevano così una maggiore stabilità ed
una possibilità in più per migliorare l'accatastamento
delle forme sul dorso del quadrupede).
La tradizione di fabbricare questo
tipico formaggio di montagna in tutto il monregalese,
fece sì che ancora ai giorni nostri, soprattutto negli
ambienti rurali, per individuare un formaggio che viene
dalle montagne che circondano Mondovì, si dice "una
raschera" mentre per indicare un formaggio sempre di
montagna, ma di un'altra vallata, si dice "toma di montagna".
Storicamente si hanno i primi accenni
dell'esistenza di questo formaggio in un contratto d'affitto
della fine del 1.400 rinvenuto nell'archivio comunale
di Pamparato, in cui il signorotto locale pretendeva
dai pastori che "menano le loro mucche a pascolar l'erba
del prato Raschera " per il pagamento dell'affitto,
alcune forme di "quel buon formaggio che lassù su fà".
All'inizio degli anni '70, per problemi
di mercato e conseguentemente al depauperamento delle
forze di lavoro giovanile che le zone di montagna subivano
grazie alla politica filo-industriale allora imperante
in Italia, si rischiava di perdere irrimediabilmente
questo gioiello di produzione casearia-artigianale.
Una coraggiosa iniziativa di alcuni
personaggi di Fabrosa Soprana (cuore della produzione
estiva di Raschera), da sempre innamorati della tradizione
locale e dei prodotti genuini e legati alla cultura
contadina della montagna, permise che quanto detto prima
non avvenisse.
Non solo, ma si verificò, a livello
della produzione, una inversione di tendenza con un
netto aumento sul mercato, di Raschera d'Alpeggio.
Essi costituirono la "Confraternita
del Raschera e del Brus" (altro tipico prodotto caseario
locale), i cui "Cavalieri "avevano ed hanno il compito
di "propagandare, far conoscere e sostenere" la produzione,
il consumo, la conoscenza e la vendita "della Raschera"
(seguendo la tradizione montanara, localmente, si usa
anche in italiano il femminile per indicare questo formaggio).
Fu questo il primo atto di un grosso
movimento politico e tecnico atto a non far dimenticare
questo formaggio.
Agli inizi degli anni '80 infatti, la
Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura
di Cuneo e la Comunità Montana delle Valli Monregalesi,
presentarono lo studio e tutte le pratiche necessarie
all'allora Ministero dell'Agricoltura e Foreste atte
al riconoscimento della D.O.
(Denominazione d'Origine) del formaggio Raschera.
Il Raschera è un formaggio con almeno
un mese di stagionatura.
E' di pasta cruda, pressata, semidura.
Il suo sapore è fine e delcato, profumato,
moderatamente piccante e sapido se stagionato.
La pasta è piuttosto consistente, elastica,
con piccolissime occhiature sparse e irregolari.
Il colore è bianco o bianco avorio.
Il Raschera è un'ottimo formaggio da
taglio prodotto e stagionato senza conservanti.
Il 16 Dicembre 1982 il Presidente della
Repubblica emanava un suo Decreto, che verrà pubblicato
sulla Gazzetta Ufficiale n° 195 del 18 Luglio 1983,
che sancisce la "Denominazione d'Origine" al formaggio
Raschera. In esso vengono distinti due tipi di Raschera
a D.O. e precisamente:
"Raschera d'Alpeggio" quando viene prodotto e stagionato
al di sopra dei 900 m s.l.m. nei territori dei Comuni
di: Frabosa Soprana, Frabosa Sottana, Garessio per quanto
attiene la Val Casotto, Magliano Alpi per la parte che
confina con il Comune di Ormea, Montaldo Mondovì, Ormea,
Pamparato, Roburent, e Roccaforte Mondovì;
"Raschera" che si può produrre su tutto il territorio
della Provincia di Cuneo.
Il motivo di questa doppia possibilità ha anch'esso
un origine storica : da sempre i malgari (allevatori
di bovini ed ovini transumanti), portano i loro armenti
a pascolare nel periodo estivo sugli alti pascoli alpini
(detti "malghe" e di qui "malgari") delle montagne monregalesi
(Alpi Marittime) che, per la loro caratteristica geografica
di essere a cavallo tra il Mar Ligure e la Pianura Padana,
usufruiscono di un clima piuttosto piovoso. Questo motivo,
aumentato dal fatto che la vicinanza del mare addolcisce
abbastanza il clima, determina una considerevole ricchezza
vegetale che dà, a questi pascoli, uno spiccato interesse
botanico per le varie specie erbacee presenti. La ricchezza
e la varietà di queste erbe, fa sì che anche le caratteristiche
del latte munto da animali pascolanti, assuma sapori
e profumi tipici e caratteristici solo di questo areale.
Conseguentemente, il formaggio prodotto da siffatta
materia prima assume sapori e profumi inconfondibili
ed irripetibili in altre zone.
Essendo caratteristica propria del formaggio a D.O.
"Raschera" la possibilità di essere fabbricato sia nella
forma "rotonda", ovvero cilindrica, di peso pari a circa
7-9 kg, con uno scalzo di 7-9 cm. ed un diametro di
35-40 cm. e/o nella forma "quadrata", ovvero parallelepipeda,
di peso pari a circa 8-10 kg, con uno scalzo di 12-15
cm. ed un lato di 40 cm., è ovvio che anche la lavorazione
subirà, dopo un inizio perfettamente uguale, una diversificazione
per ottenere il prodotto nella forma desiderata finale.
Pertanto, la prima parte della lavorazione si comporrà
dei seguenti momenti: al latte di vacca (a cui a volte
si aggiunge latte caprino od ovino per rendere il gusto
del formaggio derivato più piccante), proveniente da
due mungiture (quella della sera più quella del mattino),
si addiziona nella quantità ritenuta ottimale, caglio
liquido, dopo aver riscaldato la massa fino ad una temperatura
di 27-30 gradi centigradi.
Durante il riscaldamento, si deve aver cura di rimescolare
continuamente il latte e di tenerlo sempre in agitazione
affinchè il calore sia meglio distribuito all'interno
della massa stessa.
Raggiunta la temperatura ottimale e addizionato il caglio
liquido, il prodotto viene lasciato a riposo per circa
20 minuti, mezz'ora, tenendo il recipiente che lo contiene
coperto con una tela di stoffa o di lana atta ad impedire
ogni dispersione di calore.
Si ottiene così la cagliata che viene successivamente
rotta con la spatola (detta "spanuira"); indi, per almeno
cinque minuti si procede alla sbattitura con uno spino
di legno di foggia caratteristica detto "sbattarella"
(derivata dalla manipolazione della punta di un abete)
ed infine si provvede alla raccolta della cagliata separata
dal siero (detto "prod") con lenti movimenti rotatori.
Questa cagliata, così separata dal siero, viene raccolta
in una tela di canapa detta "curuira" da cui può scolare;
dopo una decina di minuti, il tutto sempre avvolto nella
tela, viene messo in forme di legno cilindriche con
un diametro di 35-40 cm. (le così dette "fascele") munite
di fori sul bordo atti al passaggio dell'eventuale siero
ancora presente e quindi caricate con pesi per favorirne
lo spurgo.
Dopo una decina di minuti, si aprono le "fascele" e
si impasta la cagliata con le mani sminuzzandola finemente;
dopo di ché, raccolto nuovamente il prodotto nella "curuira"
e successivamente nella "fascela", si rimette sotto
peso dove vi rimarrà per almeno 12 ore.
Di qui lo si toglie come prodotto finito, pronto per
la salatura e la stagionatura.
La salatura, di norma, si effettua prima sulla faccia
superiore della forma appena tolta dal torchio con sale
grosso e per circa 24 ore; successivamente, rivoltata
la forma, per un giorno o due, sull'altra faccia e sugli
scalzi sempre a secco e con sale grosso.
Finita la salatura, si avvia la forma rotonda alla stagionatura
che si compirà in locali adatti che possono essere,
a seconda del luogo dove si opera, di due tipi fondamentali
diversi:
* Nel caso ci si trovi in alpeggio, il luogo di stagionatura
che si chiama "sella", è costituito da un locale ricavato
nella terra, il cui tetto è nient'altro che un voltino
a sua volta ricoperto di terra che, proprio per queste
sue caratteristiche, permette una temperatura costante
pari alla media di quella annua (come succede nelle
grotte naturali) e, cosa molto importante, determina
una umidità costante ed ottimale per la maturazione
completa del formaggio e per lo sviluppo di caratteristiche
muffe rosse sulla crosta dello stesso.
Nel caso ci si trovi nell'azienda di fondo valle o pianura,
il luogo di stagionatura è null'altro che una cantina
riproducente, il più fedelmente possibile, le caratteristiche
di temperatura ed umidità prima accennate per le "selle".
In entrambi i locali, i formaggi in maturazione verranno
adagiati su assi in legno e periodicamente puliti e
spazzolati sulla crosta che mano a mano assumerà la
consistenza, il colore e l'odore tipico del formaggio
Raschera stagionato.
La stagionatura minima richiesta dal disciplinare è
di un mese, ma la tradizione annovera formaggi invecchiati
anche per cinque, sei mesi che acquistano una sapidità
di gusto che verrà apprezzato soprattutto dai "palati
forti".
Le varie lavorazioni fin qui descritte, portano ad avere
un formaggio a forma rotonda.
Di seguito vedremo la lavorazione che porterà come risultato
finale alla forma quadrata (ovvero parallellepipeda):
il latte di vacca, con l'eventuale aggiunta di latte
caprino e/o ovino in quantità limitata, proveniente
da due mungiture, viene riscaldato fino a raggiungere
i 27-30 gradi centigradi; indi si aggiunge la giusta
quantità di caglio che deve sempre essere liquido.
Dopo circa un'ora si rompe la cagliata con la spatola
(spanuria) poi per cinque minuti si procede alla sbattitura
con lo spino (sbatarela) ed infine si provvede alla
raccolta della cagliata (prod) con un lento movimento
rotatorio.
La cagliata, così separata dal siero, viene raccolta
in una tela di canapa (curuira) da cui può scolare;
dopo di che, sempre avvolta nella tela, viene messa
in forme cilindriche con un diametro di 35-40 cm. (fascele)
munite di fori sul bordo. Dopo una decina di minuti
si aprono le "fascele" e si impasta la cagliata con
le mani sminuzzandola finemente.
Quindi, ricompattata e rimessa nella tela, si ripone
sotto il peso, girando il formaggio ogni ora per circa
un giorno intero; a questo punto, si estrae dalla "fascela"
rotonda la cagliata sempre avvolta nel telo e si colloca
in una forma parallellepipeda (conca) formata da assi
di legno.
Nella "conca" il formaggio viene coperto con una tavola
di legno, caricata con pesi, rimanendovi per quattro,
cinque giorni in modo da assumere una forma quadrata
irregolare; la salatura viene effettuata a secco con
sale grosso sui quattro lati dello scalzo durante la
compressione che richiede comunque il rivoltamento quotidiano
della forma; la salatura delle due facce piane viene
effettuata solo dopo l'estrazione dalla "conca".
A salatura ultimata, anche questo formaggio che ha assunto
ormai una forma quadrata, viene inviato alla stagionatura
nei locali che, come accennato prima al riguardo della
stagionatura per le forme rotonde, potrà essere, a seconda
dei luoghi in cui si opera, la "sella" dell'alpeggio
o la cantina dell'azienda di fondo valle o pianura.
Anche in questi casi, la stagionatura minima consentita
dal disciplinare, è di un mese.
Generalmente il Raschera quadrato risulta più gustoso
del rotondo.
Soprattutto nella stagione estiva e quindi il Raschera
d'Alpeggio è fabbricato preferibilmente nella forma
quadrata.
Nei Caseifici Soci solo trasformatori sta prevalendo
la fabbricazione delle forme quadrate rispetto a quelle
rotonde (circa l'ottanta per cento della loro produzione
ha forma quadrata).
D.P.R. 16.12.82
Riconoscimento della denominazione di origine del formagglo
"Raschera"
Art.1 - È riconosciuta la denominazione di origine del
formaggio "Raschera" il cui uso è riservato al prodotto
avente i requisiti fissati con il presente decreto con
riguardo ai metodi di lavorazione ed alle caratteristiche
organolettiche e merceologiche derivanti dalla zona
di produzione delimitata nel successivo art. 3.
Art. 2 - La denominazione di origine "Raschera" è riservata
al formaggio avente le seguenti caratteristiche:
formaggio semigrasso, pressato, prodotto con latte vaccino
eventualmente addizionato con piccole aggiunte di latte
ovino e/o caprino, talvolta parzialmente decremato per
affioramento.
L'alimentazione base del bestiame vaccino ed eventualmente
ovino e caprino deve essere costituita da foraggi verdi
od affienati che derivano da prato, da pascolo o da
prato-pascolo e da fieno di prato polifita.
Nella produzione viene impiegato latte proveniente da
due mungiture giornaliere.
Si produce per l'intero arco dell'anno.
Il latte deve essere coagulato ad una temperatura compresa
tra i 27° e i 30°C circa, con caglio liquido.
Il formaggio deve essere prodotto con una tecnologia
caratteristica e nella lavorazione della durata di circa
sei-sette giorni devono essere effettuate adeguate pressature
ed utilizzati stampi idonei a sezioni cilindriche o
quadrangolari.
Le salature devono essere effettuate a secco e di norma
in numero di due.
Il periodo di stagionatura ha la durata minima di un
mese.
È usato come formaggio da tavola e presenta le seguenti
caratteristiche:
forma: cilindrica con facce piane o quadrangolare con
facce piane;
dimensioni:
"Raschera" rotondo diametro della forma 35-40 cm, scalzo
leggermente convesso di 7-9 cm con variazioni in più
o meno per entrambe le caratteristiche in rapporto alle
condizioni tecniche di produzione;
"Raschera" quadrato lunghezza di ciascun lato della
forma di 40 cm, scalzo irregolare di circa 12-15 cm;
peso:
"Raschera" rotondo da 7 a 9 kg;
"Raschera" quadrato da 8 a 10 kg;
colore della pasta: di colore bianco o bianco avorio;
struttura della pasta: piuttosto consistente, elastica,
con piccolissime occhiature sparse ed irregolari;
confezione esterna: crosta sottile grigio rossastro
a volte con riflessi giallognoli, elastica, liscia e
regolare con chiazze rossastre sugli scalzi, accentuate
con la stagionatura;
sapore: fine, delicato, tipicamente profumato e moderatamente
piccante e sapido se stagionato;
grasso sulla sostanza secca: minimo 32%.
Art. 3 - La zona di produzione, ivi compresa la stagionatura,
comprende l'intero territorio della provincia di Cuneo.
Il formaggio "Raschera" rotondo o quadrato prodotto
ad una quota superiore ai 900 metri sul livello del
mare nei comuni di: Frabosa Soprana, Frabosa Sottana,
Garessio per quanto attiene la Valcasotto, Magliano
Alpi per la parte che confina con il comune di Ormea,
Montalto, Mondovì, Ormea, Pamparato, Roburent, Roccaforte
Mondovì e, stagionato negli interi territori amministrativi
dei predetti comuni può portare la menzione "di Alpeggio".
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