La storia della
ricotta di vacca è ampiamente illustrata sia dallo storico
Antonio Uccello, che descrive minuziosamente la lavorazione
della ricotta e gli utensili tradizionali utilizzati,
sia da Carmelo Trasselli che nel "Calmiere dei viveri
al minuto a Palermo" riporta la ricotta come uno dei
generi alimentari di più largo consumo. Un accenno alla
ricotta di pecora è presente nella già citata opera
del Gallo mentre alla fine del 1800, il sacerdote don
Gaetano Salamone compila un trattato destinato agli
agricoltori e ai casari dove spiega minuziosamente la
tecnica di fabbricazione della ricotta di pecora.
Anche la ricotta di capra viene citata
nel libro del Gallo l'autore afferma che la ricotta
di capra è la migliore in assoluto, mentre la ricotta
di pecora risulta più saporita rispetto a quella vaccina.
La ricotta salata è di antica tradizione,
conosciuta notoriamente come indispensabile ingrediente
di alcune rinomate pietanze siciliane (pasta alla Norma).
Si produce con il siero di latte della
specie prescelta (vacca, pecora, capra) viene addizionato
di sale e di latte della stessa specie, quindi riscaldato
a circa 90°C fino a quando non avviene l'affioramento
della ricotta.
Una volta affiorata si elimina la schiuma
in superficie e si raccoglie la ricotta nelle fiscelle
che verranno poste in un tavolo inclinato contenente
dell'acqua fredda; il sale va aggiunto durante la lavorazione
secondo la specie da cui proviene il siero e secondo
la tecnologia di produzione.
Attrezzature storiche: caldaia di rame
stagnato "quarara", bastone di legno "zubbu", contenitore
di legno "tinieddu di l'agru" o "serratizzu", fiscelle
di giunco o di canne, fascere in legno (per la ricotta
salata), cucchiaio in legno "scumaricotta", mestolo,
tavolo spersore. Fuoco diretto legna-gas.
|