Nasce nel 1926
in Val di Non ed è prodotto in tutta la provincia di
Trento.
Formaggio derivato da latte di vacche
di razza Bruno alpina, Frisone e Rendena alimentate
a pascolo, erbe fresche, fieni e mangimi confezionati
secondo le norme del caseificio.
Richiede una stagionatura fra i 18 e
i 24 mesi.
E' sottoposto a controlli a campione
sui mangimi e sul latte; su tutte le forme controllo
visivo e con il martelletto per eliminare le forme che
presentano difetti.
La storia dice che il merito della sua
nascita fu di un trentino che apprese l'arte del casaro
in quel di Mantova e la ripropose nella sua terra, utilizzando
il latte profumato e salubre delle mucche di malga.
La tutela e la garanzia dell'alta genuinità
di questo Grana è stata disciplinata dal Dpr. n. 3181
del 26.01.1987 del Ministero dell'Agricoltura e Foreste.
I caseifici che lo producono sono affiliati
al Consorzio del Grana Padano, ma il disciplinare è
ancora più vincolante.
Innanzitutto il latte viene sottoposto
a controlli due volte al mese per determinarne i parametri
qualitativi, le caratteristiche nutrizionali, sanitarie,
individuare l'eventuale presenza di sostanze estranee.
Questa pratica, che è in vigore da oltre
dieci anni, ha portato nel tempo a un miglioramento
del latte. I controlli poi sono effettuati non soltanto
sul latte, ma anche sull'alimentazione delle bovine.
Il regolamento prescrive infatti che
vengano utilizzate solo erbe fresche, fieni e mangimi
a base di cereali e leguminose, vietati invece gli insilati
e i sottoprodotti della lavorazione di carne e pesce.
Nel corso del tempo almeno uno su due
dei circa 2000 allevatori che conferiscono il latte
ai caseifici aderenti al Consorzio Trentingrana è stato
oggetto di sopralluoghi e controlli.
Le mucche trentine producono annualmente
un milione di quintali di latte di cui circa la metà
è destinato al grana, circa 200.000 quintali vanno alla
produzione di latte pastorizzato e yogurt; il rimanente
è per gli altri formaggi tipici e di nuova produzione.
La "munta" della sera viene lasciata
riposare per la notte, in questo modo la panna affiora.
Al mattino il latte viene spillato da sotto e unito
alla "munta" appena arrivata. La lavorazione ha inizio:
aggiunta di caglio, cagliatura che avviene in dieci
minuti, rottura della cagliata e cottura della massa
che viene poi lasciata riposare. Poi si estrae la massa
dal siero, si pone sotto pressa nella fascera per 20
ore, si fa asciugare per altrettante, si mette in salamoia
per una ventina di giorni e quindi inizia la maturazione
che durerà 18-24 mesi in locali appositi.
Non c'è altro nel Grana del Trentino,
a parte ovviamente il latte, il caglio e il sale.
Quando, dopo 7-9 mesi, dal caseificio
passano al magazzino di stagionatura, le forme subiscono
un primo controllo visivo e al martello per verificarne
gli eventuali difetti.
Terminata la maturazione il formaggio,
prima di essere immesso sul mercato, subisce un ulteriore
accurato esame.
La percentuale di formaggio scelto sul
conferito al consorzio è pari all'80%.
Annualmente vengono conferite al consorzio
per la commercializzazione 60-70 mila forme, una produzione
abbastanza piccola rispetto a quella del Padano e del
Parmigiano.
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