Pianta
sacra a Venere, il mirto, era considerato simbolo di autorità
ed amore presso i Greci ed i Romani. Questi ultimi usavano comporre
ghirlande di mirto dopo vittorie ottenute senza spargimento
di sangue. Durante le cerimonie religiose il legno di questa
pianta veniva bruciato come l’incenso.
Il famoso mirto è pianta diffusa nelle regioni mediterranee.
In Italia è presente su tutte le coste della penisola
fino alla Liguria ed all’Emilia e Romagna, e sulle isole.
È un arbusto sempreverde alto da 1 a 5 m, dalla corteccia
rosata fessurantesi longitudinalmente, e rami inseriti opposti
al fusto. Emana un aroma resinoso, caratteristico. Le foglie
sono sessili, opposte, coriacee, a forma ovoidale o lanceolata
con il margine intero, i fiori, solitari od appaiati all’ascella
delle foglie, sono sorretti da un peduncolo, la corolla è
bianca; emanano un intenso profumo.
Appare specie ermafrodita; la fioritura avviene nei mesi di
maggio-luglio. I frutti sono bacche di forma globosa o subsferica
del diametro di circa 5-10 mm, presentano alla sommità
i residui del calice e sono azzurro-nerastri, talora bianchi,
a maturazione. Fruttifica nel mese di novembre.
Impieghi:
I frutti del Mirto sono da sempre impiegati,
soprattutto in alcune regioni dell’Italia centro-meridionale,
per aromatizzare le carni insaccate. Le foglie sono adoperate
per aromatizzare gli arrosti. Dai fiori si ricava "l’acqua
d’angelo" utilizzata per la cura della pelle. In
farmacologia le foglie sono utilizzate per preparare sciroppi
e tinture con proprietà balsamiche ed astringenti. Un
«vino di mirto» si ottiene ponendo a macerare i
frutti nel vino ed aggiungendo un po’ di miele. In Corsica,
ancora oggi, si produce un liquore digestivo facendo fermentare
le bacche del Mìrto nell’acqua.
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