Il
sambuco è pianta conosciuta sin dall’antichità,
lo testimoniano la quantità di semi rinvenuti presso
insediamenti preistorici. Il suo impiego in medicina risale
a Dioscoride che consigliava la radice cotta nel vino come efficace
contro i morsi delle vipere. Il nome deriva dal greco "sambychè"
voce indicante un particolare strumento musicale.
È pianta diffusa nell’Europa centro-meridionale,
in Asia occidentale ed in Africa settentrionale, in Italia è
frequente dalla pianura sin verso i 1500 m di altitudine. Vegeta
nelle radure ed ai margini dei boschi, lungo le strade, nelle
siepi e nei luoghi ruderali; predilige terreni fertili e freschi.
Il sambuco è un arbusto o un piccolo albero caducifoglio
alto sino a 7-9 metri, dall’odore poco gradevole; i rami
presentano un abbondante midollo bianco. Le foglie sono opposte,
composte da 5-7 foglioline ellittiche-lanceolate, seghettate
al margine. I fiori, piccoli, odorosi, bianco-giallognoli, sono
raccolti in ampie infiorescenze; è pianta ermafrodita,
fiorisce da maggio a luglio. i frutti sono drupe sferiche (diametro
6-8 mm) colore nero-violaceo a maturazione, producono un abbondante
succo violaceo. L’epoca di fruttificazione è in
agosto-settembre.
Impieghi:
I fiori contengono principi con proprietà
sudorifere e depurative, si impiegano contro raffreddori, asma,
reumatismi, affezioni renali. I boccioli florali vengono anche
utilizzati per aromatizzare vini ed aceto. Con i frutti ben
maturi (altrimenti contenenti sostanze tossiche) si possono
preparare sciroppi e marmellate. Il succo ha applicazioni terapeutiche
nel caso di tosse, nevralgie e dolori reumatici. Il decotto
di foglie e midollo serve per allontanare parecchi insetti.
Una curiosità: le donne romane utilizzavano le sue ceneri
per schiarirsi i capelli.
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