| La
qualità degli oli di oliva.
Impariamo a riconoscerli
Vi sono, come credo molti di voi sapranno, tutta una
serie di disposizioni per certificare rigorosamente
la quantità di olive raccolte e l’olio
che ne è stato ricavato, le modalità di
produzione, l’etichettatura eccetera.
La qualità di un olio di oliva quindi dipende
da molti fattori: la cultivar (varietà dell’olivo);
lo stato dell'olivo e del frutto al momento della raccolta;
la tecnologia seguita nella produzione, nella raccolta
e nell'estrazione; le condizioni di conservazione……
In particolare:
L’olio di oliva extra vergine per essere commercializzato
deve esser conforme a numerosi test chimici come riportato
dal Reg. CE 2568/91 e successive modifiche, dal Reg
CE 1513/2001, del Reg CE 796/2002 (click qui
per visionarli).
Si veda inoltre la sezione sulla classificazione degli
oli di oliva.
Oltreall'olio di oliva extra vergine troviamo in commercio
l’olio di oliva extra vergine DOP e l'olio extra
vergine di oliva da agricoltura biologica.
L'olio di oliva extra vergine DOP (Reg. CEE 2081/91
e Reg. CEE 2082/92), migliora il concetto di qualità
dovendo essere conforme a test chimici più restrittivi
di quelli previsti per l’extra vergine (ad esempio,
il DOP Umbria Colli Martani deve avere tra gli altri
un’acidità libera e una quantità
di perossidi non superiori allo 0,65% e a 12 meqO2/kg
rispettivamente e almeno il punteggio di 7 al Panel
Test). Questa normativa regola inoltre le varietà
dei cultivar che devono comporre l’uliveto; il
disciplinare che regola la zona DOP Colli Martani, prevede
che l’uliveto sia formato da un minimo del 20%
di Moraiolo, e la restante percentuale puo' essere
composta in misura variabile da cultivar di Frantoio,
Leccino, S. Felice. L’olio extra vergine DOP come
tutti gli altri olii di oliva deve essere conforme anche
ad un test organolettico (panel Test), operato da parte
di una commissione di degustazione composta da esperti
assaggiatori nominati dal Ministero Delle Politiche
Agricole, che danno all’olio un punteggio che
va da 1 a 9 e che per l’extra vergine deve essere
almeno 6,5. Naturalmente più è alto il
punteggio e migliore è l’olio. L’Umbria
è l’unica regione il cui territorio sia
stato interamente riconosciuto per la produzione di
oli DOP ed è suddivisa in 5 zone come ad esempio
la zona DOP Colli Martani (di cui fa parte Montefalco),
la zona DOP Colli Assisi Spoleto, etc..
I disciplinari per gli oli DOP non vietano pero'
l’uso di antiparassitari organofosforici (pesticidi),
erbicidi o concimi chimici; percio' se l’uliveto
è stato trattato con queste sostanze l’olio
non sarà indenne dal contenerne.
Per ulteriori informazioni sui pesticidi: http://www.greenpeace.it/archivio/toxic/pest.htm
Da qualche tempo sono state regolamentate le produzioni
Biologiche (olio extra vergine di oliva da agricoltura
biologica), come sancito dal Reg. CEE 2092/91 e Reg.
CEE 2078/92. Questi regolamenti emanati dalla Comunità
Europea permettono di identificare le Aziende Biologiche
attraverso il controllo del loro operato da parte di
organi addetti come ad esempio l’A.I.A.B. Questi
organi esercitano un controllo sull’azienda in
modo che vengano adoperati solo concimi naturali e non
chimici ma soprattutto che non siano usati pesticidi,
diserbanti, erbicidi o altre sostanze ritenute potenzialmente
pericolose per gli organismi viventi.
Un olio di oliva, etichettato come extra vergine biologico,
dovrà quindi essere conforme sia alla normativa
sull’extra vergine (Reg. CE 2568/91 e successive
modifiche, dal Reg CE 1513/2001, del Reg CE 796/2002),
sia alle normative sulle produzioni biologiche (Reg
CE 2092/91).
Questi oli, che siano DOP e/o Biologici, sono gravati
da un prezzo aggiuntivo motivato dai costi intrinseci
di una produzione qualitativamente elevata nel rispetto
dei disciplinari.
Di seguito riportiamo una breve discussione a nostro
avviso fondamentale per capire perché il consumatore
dovrebbe acquistare un certa tipologia di olio al posto
di un'altra. Non potendoci impegnare nella stesura un
trattato di decine di pagine, per non perdere di vista
lo scopo di essere quanto più possibile chiari
nei confronti del consumatore, ci occuperemo di alcuni
dei principali indicatori di qualità.
I parametri che un olio extra vergine deve rispettare
per essere commercializzato sono molti e per citarne
alcuni:
A) deve contenere un’alta percentuale di
acidi grassi monoinsaturi (ad esempio acido oleico compreso
fra 55 e 83% di tutti gli acidi grassi),
B) mostrare un’acidità libera minore
dello 0,8%
C) possedere un contenuto di perossidi minore
di 20 meqO2/kg di olio.
D) la quantità di polifenoli (responsabili
in parte del sapore dell'olio), è variabile da
olio a olio. Di essa, se ne occupa la normativa DOP
(Denominazione di Origine Protetta), che diparte l’Umbria
in 5 zone. Tale quantità varia da zona a zona
e suddivide gli oli dolci e di sapore leggermente fruttato
(<200 mg/kg di olio) da quelli via via più
pungenti (>200 e <500mg/kg di olio).
Assumiamo esempi pratici mettendo a confronto le caratteristiche
di 3 oli:
1° olio
quantità di polifenoli uguale a 90-100 mg/Kg,
0.7 % di acidità libera ,
20 meqO2/kg di perossidi,
quantità di acido oleico uguale al 60%
questo olio puo' essere etichettato come extra
vergine di oliva o come extra vergine biologico (se
conforme agli altri parametri e norme)
2° olio
quantità di polifenoli uguale a 150 mg/Kg,
0,65 % di acidità libera ,
12 meqO2/kg di perossidi,
quantità di acido oleico uguale al 70%
questo secondo olio puo' essere etichettato (se
conforme agli altri parametri e norme) extra vergine
o extra vergine DOP Umbria o extra vergine Biologico.
3° olio
quantità di polifenoli fra 150 e 300 mg/Kg,
0,2% di acidità libera ,
5 meqO2/kg di perossidi,
quantità di acido oleico maggiore del 70%
anche questo olio puo' essere etichettato (se
conforme agli altri parametri e norme) extra vergine
o extra vergine DOP Umbria o extra vergine Biologico.
Quindi, per le normative in vigore, sotto il profilo
dell’etichettatura il secondo e il terzo olio
possono essere identici. In realtà, questi due
oli sono simili ma non identici; dal punto di vista
nutrizionale, il terzo olio mostra una qualità
migliore perché:
Ø Mostra una concentrazione più
alta di quei composti (acido oleico, polifenoli….)
responsabili delle proprietà organolettiche e
salutistiche (cifrare il capitolo proprietà e
salute).
Ø Qualora sia biologico non conterrà
residui di eventuali pesticidi e/o erbicidi apportati
all’uliveto.
Da sottolineare:
In un’olio di oliva che possegga le caratteristiche
del terzo olio si riduce l’AUTOSSIDAZIONE, quel
fenomeno che inesorabilmente accompagna tutto il ciclo
di vita degli oli di oliva, e che induce sia all’aumento
della frazione di acidi grassi saturi a scapito degli
insaturi (principalmente monoinsaturi), sia all’ossidazione
di parte dei polifenoli “attivi”, che chiaramente
una volta inattivati perdono il loro potere antiossidante.
Per quanto detto sopra e per quanto asserito ora sull’autossidazione,
il terzo olio a differenza degli altri due é
un olio che manterrà inalterate il più
a lungo possibile nel tempo alte concentrazioni di acido
oleico (in generale di acidi grassi monoinsaturi) e
di polifenoli attivi.
Produrre un’olio extra vergine di alta qualità
che contenga alte concentrazioni di acidi grassi monoinsaturi
(principalmente un monoinsaturo, l’acido oleico)
e valori di polifenoli relativamente alti prevede:
che le varietà di olivo (cultivar), siano di
buona qualità e in buona salute cioè non
attaccati da parassiti,
che le olive vengano raccolte direttamente dall’albero
con acino mezzo invaiato a livello della buccia (metà
acino verde e metà marrone); cioè raccolte
in epoca relativamente precoce, che varia annualmente
in base alle condizioni climatiche ma che possiamo considerare
chiudersi entro il 15-20 di novembre,
che le olive così brucate vadano conservate
in piccoli contenitori aereati (cassette di massimo
30 Kg e non in sacchi per evitare che si riscaldino).
che si eviti il riscaldamento delle olive dovuto ad
una lunga sosta nel magazzino del frantoio molendole
il più repentinamente possibile,
che la molitura si operi entro 48 ore dalla raccolta,
la molitura a freddo o quella dei frantoi continui,
danno risultati eccellenti e ottimi rispettivamente,
a patto che:
- non vengano superate le temperature raccomandate
nel caso del metodo continuo.
- la molitura a freddo sia nel vero senso della parola
MOLITURA A FREDDO (cifrare la sezione sull’estrazione
a freddo)
Rispettando queste regole, che ci duole dirvi aumentano
i costi di produzione,otteniamo un prodotto di qualità
con:
-alto contenuto di acido oleico, polifenoli e vitamina
E,
-una bassa acidità libera (minore di 0,4%),
-una bassa concentrazione di perossidi.
Ovviamente i descrittori che abbiamo preso in considerazione
entrano in gioco quando parliamo di oli di elevata qualità.
Restano da fare due importanti precisazioni:
I polifenoli, sono una classe molecolare eterogenea
e cioè sono una classe di composti di cui fanno
parte diverse sostanze. Nell’olio di oliva se
ne trovano almeno nove tipi diversi; due di questi nove
e cioè il tirosolo e l’idrossitirosolo
in un olio di qualità, prodotto con buoni standard
e di annata non dovrebbero superare il 4-5% del contenuto
totale di polifenoli. Badate che nessuna norma nemmeno
il Reg. CEE 2568/91 impone di analizzare le varie classi
di polifenoli e solo la normativa DOP richiede di misurarne
il contenuto totale. Noi abbiamo i polifenoli e i risultati
potete trovarli alla sezione riguardante le caratteristiche
del nostro olio.
Attenzione agli oli con bassa acidità. Oggi
le tecnologie sono in grado di trasformare oli vecchi
con alta acidità (2-3%) quando organoletticamente
sani, in oli con bassa acidità (0.2-0.3%). Si
capisce facilmente quanto cio' vada a scapito
della qualità e quanto il ricarico economico
sia alto visto il basso costo di questi oli. In genere
questa tipologia di oli sono organoletticamente slavati,
piatti e lisci, ma non sempre è così,
poiché, chi produce o chi imbottiglia pensa bene
di miscelare questi oli con piccole quantità
di extra vergine di elevata qualità, così
da mascherare la frode alimentare al consumatore e non
ultimo ai NAS (Nucleo Anti Sofisticazione, Arma dei
Carabinieri).
Purtroppo i regolamenti comunitari non prevede tecniche
analitiche atte ad evidenziare questa frode ma ci sono
analisi ufficiose elaborate da chi intende difendere
la qualità e il consumatore.
Con il termine ufficiose intendiamo dire che queste
analisi hanno piena validità scientifica ma non
sono contemplate dalla normativa ufficiale.
Le analisi questione si basano sulla determinazione
dei digliceridi totali (DAG) e sul rapporto fra 1/2-DAG
e 1/3-DAG.
Un olio extra vergine fresco e di qualità ha
un contenuto in di DAG che va dall’1 al 2,5% e
il rapporto fra 1/2-DAG e 1/3-DAG non inferiore all’80%.
Questo vuol dire che prevalgono gli 1/2-DAG rispetto
agli 1/3-DAG.
Con l’invecchiamento e l’ossidazione nell’olio
aumentano i DAG fino al 3% e prevalgono al contrario
gli 1/3-DAG sugli 1/2-DAG.
Facciamo un esempio di olio vecchio:
Acidità: 1.5 %
DAG totali: >2.5%
Rapporto fra 1/2 e 1/3 DAG: 40-50%
Volendo sottoporre a trattamento chimico fisico un
olio del genere per renderlo extra vergine l’acidità
passerà da 1,5% allo 0.3% ma per fortuna quello
che non cambierà è la quantità
totale dei DAG e il rapporto fra 1/2 e 1/3 DAG.
Quindi un olio di oliva extra vergine con acidità
intorno allo 0.3% ma con un contenuto e un rapporto
di DAG simile a quello dell’esempio è fortemente
sospetto ma il consumatore non potrà capirlo.
Utile è dirvi che la quantità di polifenoli
e acido oleico saranno in questi oli posizionati verso
i minimi richiesti dalla normativa.
Come è gia detto nessuna norma stabilisce la
misura di questi indicatori quindi l’unica difesa
del consumatore è chiedere al produttore e/o
dettagliante che vi vengano mostrate queste analisi.
Le analisi sui DAG sono da noi state effettuate ed
i risultati sono mostrati alla sezione caratteristiche
del nostro olio. |