Riconoscimento DOP: Reg. CE n.1263/96.
Del culatello si comincia a parlare in tempi recenti:
nel XVIII secolo. I primi riscontri sono legati al "Calmiero
della carne porcina salata", un documento del 1735
emesso dal Comune di Parma, in cui vengono elencati
una serie di prezzi relativi ai salumi.
L'unico e originale è quello prodotto a Zibello,
in provincia di Parma, anche se a San Secondo se ne
rivendica la primogenitura.
I comuni ammessi alla lavorazione e alla stagionatura,
oltre ai due citati, sono anche Busseto, Colorno, Polesine,
Roccabianca, Sissa e Soragna.
Ricavato dalla parte alta e posteriore della coscia
del maiale, il culatello si ottiene stagionando solo
il muscolo posteriore della coscia.
Le parti rimanenti serviranno per ottenere il cappello
del prete e il fiocchetto, riuscendo così ad
impiegare in maniera proficua il "sacrificio"
di un prosciutto non più ottenibile.
Secondo le regole stabilite dal Consorzio di Tutela,
i suini devono essere macellati ad un'età di
14 mesi (sono esclusi verri e scrofe) e la loro alimentazione
deve essere costituita da prodotti naturali come siero,
granone, orzo e crusca.
La lavorazione delle cosce deve avvenire in un periodo
compreso tra il 20 ottobre e il 28 febbraio.
La carne viene dapprima rifilata e legata, quindi,
dopo essere stata salata a caldo, subisce un energico
massaggio con sale, pepe, aglio e lambrusco, infine
viene posta in una vasca d'acciaio in pendenza, in modo
che l'acqua e il sangue possano defluire.
Dopo circa sette ore il culatello viene di nuovo massaggiato,
quindi pulito e spazzolato per poi godersi un meritato
periodo di riposo.
Successivamente il pezzo della coscia viene inserito
in una vescica di maiale, precedentemente messa a bagno
in acqua e aceto per farle riprendere l'elasticità,
quindi viene ben insaccato e chiuso alle estremità.
La pelle viene bucherellata finemente perché
sia possibile la trasudazione, e il culatello viene
legato strettamente, in maniera tanto fitta da formare
come una ragnatela, quindi posto a stagionare in luogo
umido.
Rispetto al prosciutto, che necessita invece di aria
fresca e asciutta, questo predilige l'umidità,
necessaria per ammorbidire la carni prive di grasso.
Si deve fare attenzione, all'inizio, che non si formino
muffe, evitabili attraverso una regolare spazzolatura.
La forma è quella di un grosso uovo; la dimensione
media è di circa 3 kg, alla quale il culatello
arriva dopo una perdita di peso di circa 2 kg al termine
degli 11-12 mesi di stagionatura.
Gli esemplari più grossi necessitano di un tempo
più lungo, il che permette loro di caricarsi
di aromi ulteriori.
Un tempo eccessivo tende però ad inaridire le
carni, rendendole secche e poco profumate. |