| Zona di produzione: Trentino.
E' stato istituito un Presidio Slow Food.
È il tradizionale salume di ogni famiglia contadina
trentina.
Di norma questo prodotto è composto da carne
magra, di prima scelta, di suini leggeri, prevalentemente
provenienti da allevamenti locali o nazionali, con aggiunta
di grasso morbido (in percentuale variabile), sale,
pepe macinato e aglio tritato.
Le carni sono insaccate in budello naturale in file
lunghe anche quattro metri e legate a intervalli regolari
in salamini lunghi 10, 15 centimetri con un diametro
che va dai tre ai cinque centimetri. Appese a stagionare
in un luogo fresco, dopo un periodo che va dai quaranta
giorni ai quattro mesi, sono pronte per il taglio.
Sulla base comune, piuttosto semplice, ogni vallata
trentina ha elaborato, con il passare del tempo, la
sua particolare variante e alcuni aggiungono parti di
carni bovine.
In Val di Fiemme, a un 50% di carni suine si aggiungono
tagli di carni di capra e di pecora (in questo modo
un tempo si usavano le carni degli animali a fine carriera).
Nella Valle del Vanoi si produce la varante chiamata
"Cauriota": è di carni suine (a eccezione
della fesa) alle quali si aggiungono però chiodi
di garofano in polvere e un poco di cannella; può
essere fresca o stagionata.
Nella Valle di Cembra la luganega è tradizionalmente
più secca.
La "luganega" fresca è l'ingrediente
classico di molti piatti tipici, in particolare i canederli
(a base di pane raffermo), il tonco de pontesel (simile
allo spezzatino, ma con un'aggiunta di luganega e legato
con farina di frumento tostata), i crauti (ai quali
viene aggiunta durante la cottura), lo smacafam (una
specie di torta salata fatta sminuzzando la luganega
con un po' di pancetta affumicata e lardo a dadini,
aggiungendola ad un impasto di latte, farina bianca
e farina di grano saraceno e cuocendola al forno per
servirla, infine, con verdure fresche, se possibile
denti di cane che si raccolgono nei prati a fine febbraio).
La pasta di luganega può essere cotta alla piastra
e servita con polenta o come farcitura di panini durante
le sagre e le feste campestri.
Stagionata, si consuma preferibilmente da sola. |