Area di produzione: Val di Non (provincia
di Trento).
E' stato istituito un Presidio Slow Food.
La difficoltà della lavorazione e l'economia
della zona, quasi completamente basata sulla coltura
del melo, hanno messo in crisi la produzione delle tradizionali
mortandele.
Il Presidio ha recuperato la produzione, grazie al
coinvolgimento di giovani macellai e ristoratori. Inoltre,
l'obiettivo del Presidio è stimolare i norcini
coinvolti ad approvvigionarsi di carne suina da allevatori
disponibili a seguire un disciplinare di alimentazione
naturale che garantisca un'alta qualità delle
carni.
La mortandela è un prodotto sostanzialmente
fresco.
Al naso non deve prevalere l'odore di carne e le spezie
non devono essere troppo invadenti.
In bocca la qualità dipende dalla buona mondatura
della carne: non si devono sentire nodi, parti coriacee
o cartilagini.
Si può consumare cruda o cotta in abbinamento
a polenta, patate o verdure di campo lesse, come il
tarassaco.
Alimento popolare, rustico, accattivante, va abbinato
a vini con le stesse caratteristiche.
Ad esempio un Trento DOC (Spumante metodo classico),
un Trentino DOC Nosiola o un Valdadige Schiava possono
rappresentare un ottimo accompagnamento.
Questo antico salume si ottiene disossando le carni,
sgrassandole, snervandole, macinandole e aggiungendo
una miscela di spezie.
L'impasto così ottenuto si divide in piccole
sezioni di circa due etti.
A questo punto le carni non sono insaccate, ma appallottate
e adagiate su assi di legno, su uno strato di farina
di grano saraceno o di mais.
Dopo una prima asciugatura di circa 12 ore, si passa
all'affumicatura (a una temperatura di circa 25°C)
e, dopo sei sette ore, le mortandele devono essere girate,
una a una, perché si asciughino e affumichino
in modo uniforme.
Dopo una settimana sono pronte, ma è meglio
aspettare almeno un mese per il consumo. |