Riconoscimento DOP: Reg. CE n.1107/96.
Regione: Friuli-Venezia Giulia.
I suini adatti alla preparazione del prosciutto di
San Daniele devono provenire da una delle undici regioni
del Nord e Centro Italia autorizzate (dal Piemonte al
Molise) e ivi essere macellati.
Le razze prescelte devono essere Large White o Landrance,
che possono essere combinate con la razza Duroc.
Il peso medio di ogni animale non deve essere inferiore
ai 160 kg e l'età non deve essere inferiore ai
nove mesi.
Una volta macellato l'animale, le cosce devono essere
refrigerate e lavorate entro 5 giorno dalla selezionatura.
Il peso della coscia non deve essere inferiore agli
11 kg e, caratteristica fondamentale, questa deve essere
comprensiva dello zampino che, oltre ad essere un elemento
di rispetto della tradizione, permette ed agevola il
drenaggio.
Inizia così il processo produttivo vero e proprio:
dapprima la rifilatura delle cosce, per dare bella forma
ed asportare il grasso in eccesso, quindi la salagione
con utilizzo esclusivo di sale grosso.
Segue poi la pressatura, esercitata in maniera uniforme,
che modifica la massa delle carni, riducendone lo spessore,
facendo sì che la carne magra e quella grassa
si distribuiscano in modo uniforme
Si ha poi un periodo di riposo in luogo fresco perché
la carne tenda ad insaporirsi, quindi il lavaggio, per
asportare il sale in eccesso.
L'asciugatura deve avvenire per mezzo di agenti naturali,
in ambiente ventilato, per agevolare l'apposizione della
sugna (grasso di maiale pestato), che, in alcuni casi,
può essere eseguita anche due volte.
Questa operazione precede la stagionatura, da effettuarsi
in ambiente idoneo: grandi stanze, dotate di finestre
strette e lunghe, poste sul lato esposto alla direttrice
nord-sud per favorire la giusta ventilazione e un opportuno
ricambio di aria.
I prosciutti vengono appesi in verticale a chiodi infilati
nelle rastrelliere e vengono legati all'altezza dello
zampino.
A seconda della pezzatura si hanno tempi di stagionatura
variabili, ma il minimo previsto è di 13 mesi.
A questo punto i prosciutti subiscono un ulteriore
esame, che viene effettuato con sistemi di controllo
tradizionali ma tuttora validi, come l'impiego dell'ago
di osso per valutare il profumo, la battitura per giudicare
la consistenza e l'esame visivo per valutare l'insieme.
Si arriva finalmente alla marchiatura con contrassegno
a fuoco che rappresenta un'immagine stilizzata di un
prosciutto, con al centro la sigla "S.D.".
circondata dalla dicitura circolare "Prosciutto
di San Daniele".
Da questo momento si può dare inizio alla commercializzazione.
Le proprietà organolettiche che ogni prosciutto
marchiato deve avere sono: colore uniforme rosso-rosato
della parte magra, profilo e striature di grasso bianco
candido, profumo intenso, gusto dolce e delicato con
retrogusto più marcato, morbidezza al taglio. |