Riconoscimento DOP: Reg. CE n.1107/96.
La lavorazione inizia dalla scelta del suino, che
deve provenire dalle seguenti regioni: Emilia Romagna,
Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Molise, Umbria,
Lazio, Marche e Abruzzo, deve pesare almeno 145 kg ed
avere oltre 9 mesi di età.
Il maiale deve essere di razza selezionata: Large White,
Landrance e Duroc.
Dopo la macellazione, le cosce giudicate adatte vengono
identificate con l'applicazione del marchio "P.P."
e la sigla del macello.
Successivamente vengono messe a raffreddare per un
giorno intero, fino al raggiungimento della temperatura
di 0 ° C. si procede poi alla rifilatura e viene
quindi effettuata la salagione, preceduta da un energico
massaggio, per smuovere le fibre e spremere eventuali
residui di sangue.
Anche la temperatura a cui si effettua tale operazione
deve essere studiata: uniforme, ma soprattutto, né
troppo fredda, perché impedirebbe l'assorbimento
del sale, né troppo calda, perché rischierebbe
di generare fenomeni di deterioramento.
Assolutamente banditi additivi chimici o conservanti
di qualsiasi tipo.
Terminata l'operazione, la coscia del maiale viene
fatta riposare, per una settimana, in una cella frigorifera,
ad una temperatura compresa tra 1 e 4 ° C, con umidità
dell'80%.
Al termine, dopo un'accurata pulizia che la priva del
sale residuo, la coscia viene ancora cosparsa leggermente
di sale e messa a riposare in una cella frigorifera,
definita "di secondo sale", dove soggiorna
per un tempo variabile dai 15 ai 18 giorni a seconda
del peso.
Tolto il sale rimanente, si sposta la coscia in una
cella detta "di riposo", dove l'umidità
deve essere pari a 75% e la temperatura non deve superare
i 5 ° C. trascorsi due o tre mesi, si lava il prosciutto
in acqua tiepida e lo si pulisce con attenzione.
Dopo averlo asciugato, il prosciutto passa alla fase
definita della "pre-stagionatura", appeso
in grandi stanzoni ad appositi strumenti, definiti "scalere".
Si procede, in seguito, alla battitura della coscia,
perché la forma tondeggiante sia più regolare
possibile e anche per aggiungere del pepe nella fossetta
posta vicino alla noce, affinché la zona di contatto
risulti asciutta.
Siamo quindi giunti alla sugnatura, fatta con un composto
ottenuto da grasso di maiale tritato a cui viene aggiunto
sale e pepe macinato e, se occorre, farina di riso.
La sugna viene distribuita in maniera uniforme, anche
per coprire eventuali screpolature.
Così preparato, il prosciutto deve subire un
ulteriore trasferimento: è la volta del passaggio
in "cantina", così definita perché
più fresca e mano ventilata degli asciugatoi.
In questo periodo si procede al "sondaggio":
con un ago ottenuto da un osso di cavallo, si forano
le carni in profondità, allo scopo di valutare
le caratteristiche olfattive raggiunte fino a quel momento,
per giudicare se l'andamento della produzione segue
un processo regolare.
L'uso dell'osso di cavallo è dovuto alla sua
facoltà di assorbire pienamente gli aromi dell'elemento
in cui viene introdotto, salvo poi riperderli con altrettanta
velocità. Superato quest'ultimo esame, i prosciutti
possono finalmente iniziare la fase di stagionatura.
Viene allora applicato un sigillo circolare con la sigla
"C.P.P." (Consorzio del Prosciutto di Parma),
in cui viene riportato il mese e l'anno di inizio della
stagionatura.
Questa ha un tempo variabile: di 10 mesi, per i prosciutti
di peso variabile dai 7 ai 9 kg, e di 12 mesi per quelli
che superano tale pezzatura.
Trascorso tale periodo il prosciutto viene ancora
sottoposto ad un esame per giudicare se le caratteristiche
olfattive siano quelle richieste e, se questo avviene,
viene impresso il marchio a fuoco della "corona
a 5 punte", un contrassegno di Stato che certifica
la qualità del prodotto. |