| Preparazione: l'olio di oliva extravergine
e lo strutto sono i grassi di frittura più indicati,
anche se il burro, specie al fegato e al semolino, conferisce
miglior sapore.
Il fritto più pesante da digerire è quello
che ha subito un abbassamento di temperatura all'ultimo momento.
Ricordate sempre che riducendo eccessivamente la temperatura
dell'olio sarà l'olio che permea l'impanatura, e non
sarà il liquido acquoso dell'ingrediente a liberarsi
nell'aria sotto forma di bollicine. Un ultimo consiglio, data
la pesantezza del piatto e la sua difficile digestione: non
preparatelo male e incompleto molte volte, fatelo raramente
ma con cura, varietà e poesia. Passiamo ora alla ricetta.
Cavolfiore, fiori di zucca, salvia e mela possono essere
impanati o meglio passati nella pastella o mezza pastella
(farina, uova, sale, latte o vino bianco con eventuale aggiunta
di un goccio di liquore, scorza di limone o altre spezie al
gusto).
Il semolino, i funghi, il fegato, la cervella ecc. devono
essere asciugati in farina bianca, poi passati nell'uovo e
nel pane grattugiato. Gli amaretti devono essere ammorbiditi
bagnandoli col Marsala o altro vino per un istante. Impanare
poi accuratamente. Salare a cottura ultimata.
Personalmente nutriamo perplessità per aggiunte finali
di liquore, o vino bianco e persino di limone che conferisce
un buon profumo e sapore al fritto, ma ne altera decisamente
il gusto originale.
Questo piatto può essere servito sia come piatto d'entrata
che come secondo piatto. Se volete dare una caratterizzazione
decisamente alessandrina al fritto misto aggiungete i «fritti
di latte brusco» e i «fritti nella negia»
tipici del nostro Pre-appennino (vedi le ricette nel ricettario
dove è anche indicato il modo per preparare il semolino
dolce).
Si noti: fra tutti i piatti piemontesi, il fritto misto è
l'unico che mescoli ingredienti dolci e salati, frutta, verdura
e carne. Quasi a ricordo di una cucina rinascimentale, dove
questi accostamenti erano abituali, questo piatto ha resistito
per secoli e ne Il cuoco piemontese si descrivono ben quindici
diversi fritti prevalentemente dolci con abbondanza di acqua
di cedro, canditi, zucchero ecc., nonché con la foglia
di vite che fa da involucro e che rappresenta un'usanza ormai
perduta.
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