Viola
del pensiero (viola tricolor) E' conosciuta
anche con altri nomi, come: malastra, pensé, violetta
blu, pensé salvei, pansé socera e nora, viola
di San Giuseppe. Appartenente alla famiglia delle Violaceae,
cresce in tutta Italia: le varietà che crescono in
montagna, nei pascoli, nei prati e nei boschi, hanno fiori
piccolini. E' una delle piante da giardino più famose,
adatta per le aiuole e le bordure; i suoi fiori sono lievemente
profumati e di tanti colori: bianco, giallo, lilla, viola,
azzurro, blu. Venivano usati nella medicina popolare e, oggi,
in erboristeria. Un'antica leggenda delle nostre valli, narra
che il nome "malastra" è stato dato a questo
fiore, per significare la posizione privilegiata della matrigna
e delle sue due figlie, rispetto alle due figliastre. Infatti,
in basso, sul petalo maggiore, sostenuto da due sepali verdi,
sta comodamente seduta la "malastra"; ai due lati,
il petalo sorretto dal sepalo, rappresenta il sedile per le
figlie; i due petali che si trovano in alto (nel solaio),
rappresentano, invece, il sedile per le figliastre. A ricordare
questa leggenda, nella Valle del Cervo si consuma con piacere
una deliziosa minestra. Ricordo d'averla gustata a Dasate
di Rosazza, preparata in questo modo: Rina fece bollire delle
patate in poca acqua, nella quale aggiunse una bella manciata
di malastre appena raccolte. Cotte le patate, le schiacciò
con una fetta del suo buon burro. Nella pentola, aggiunse
poca acqua e fece cuocere il riso, insaporendolo con il sale.
Poi, andò nel "crutin" (anfratto entro la
roccia) a prendere un bel po' di latte con la panna affiorante
e lo versò caldo sul riso, mescolando ed aggiungendo
le patate schiacciate. Dopo 10 minuti di lenta cottura, la
minestra fu scodellata e cosparsa con qualche malastra. Si
lasciò "suré" (intiepidire) e, dopo
pochi minuti, si formò sulla superficie della minestra
un velo di panna invitante all'assaggio: veramente squisita!
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